Scaparro racconta la sua unità d’Italia

«Il sogno dei Mille di Scaparro comincia dove finiva Polvere di Baghdad e, ancora più a monte, l’indimenticabile saggio- spettacolo ispirato alle Mille e una notte. Ossia all’inizio di quella che si può chiamare la lettura onirica del mondo che il regista romano ha sempre privilegiato nei suoi continui sconfinamenti.
Stavolta il nostro ineffabile affabulatore si incontra, in occasione della celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, con la storia. E lo fa in modo diametralmente opposto all’epopea cinematografica di Rossellini che, nel 1961, l’aveva esaltata nella chiave affettuosa e popolaresca dell’imagineria di Epinal cara alle stampe popolari francesi. Ma evoca, sulla scorta della lezione della Yourcenar che scorgiamo in filigrana dietro l’immagine di Adriano, un altro grande interprete della letteratura d’Oltralpe: Alexandre Dumas. Non solo artefice e ispiratore dell’epopea garibaldina ma attento e acuto cronista della spedizione dei Mille nel saggio romanzesco Les Garibaldiens. Sulla stessa tavola lignea che, in pendenza ossessiva verso la platea, ci ricorda subito l’epos dialettico del regista evocante da sciamano il passato per condurci sulla pagina del presente, dapprima si avvicendano - ed è un felice ritorno - le amate maschere del varietà d’altri tempi in bilico tra l’Oriente di Napoli e il mezzogiorno della Sicilia che erano l’ossatura portante di Pulcinella. Per lasciare il posto, dopo questa incantevole ouverture, al tormento letterario di Dumas padre che un superbo Pambieri in aurea veste da camera curiale espone lucidamente alla platea prima di essere interrotto, nel suo fluviale progetto di scrittura che non conosce remore, dalla maschera inquietante di un pazzariello.
Ossia l’Angelino scattante e malinconico cui la rivelazione Vincenzo Nemolato presta la fede naif del popolano sedotto ma non allarmato dalla prepotente personalità dell’intellettuale parigino, vero deus ex machina di questo sogno nel sogno. Dato che si tratta di un ex militante borbonico chiamato in causa dall’immaginazione delirante del poeta. Così mentre i versi di Adonis evocavano, nella coscienza di Sindbad, la presenza latente dell’araldo di un nuovo umanesimo sprigionato dalla coscienza del popolo, qui Angelino passa da una fila all’altra della barricata conquistato in magica progressione dall’ala radente della vita come eterno romanzo.

IL SOGNO DEI MILLE - di Cavoso da Dumas Regia di Maurizio Scaparro, con Giuseppe Pambieri e Vincenzo Nemolato. Napoli, San Ferdinando. Alla Pergola di Firenze dal 18 al 23 ottobre.