Scaraffia: «La morte cerebrale non è la fine della vita»

A 40 anni dal rapporto di Harvard, che nel ’68 ha cambiato la definizione di morte basandosi non più sull’arresto cardiocircolatorio ma sull’encefalogramma piatto e ha aperto la strada al trapianto di organi, sull’Osservatore Romano Lucetta Scaraffia solleva la questione con riferimento al libro «Morte cerebrale e trapianto di organi» del filosofo Becchi. Per Scaraffia, «la giustificazione scientifica» della nuova definizione di morte «risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo».