Scaramella ammette: mai visto Berlusconi

Marianna Bartoccelli

da Roma

Nessun rapporto con i servizi italiani. E nessun contatto con Silvio Berlusconi, come afferma l’ ufficio stampa del leader della Cdl e lo stesso Scaramella nel corso di un’intervista al Tg2, durante la quale nega anche di aver ricevuto promesse di incarichi prestigiosi in cambio di un dossier contro Prodi. Su Mario Scaramella, il discusso consulente della Mitrokhin, ultimo contatto con la spia russa Litvinenko prima che questi venisse ucciso dal polonio 210, ieri ha cercato di fare chiarezza il Comitato per il controllo dei Servizi, con una audizione dei due direttori in uscita del Sismi e del Sisde.
Sia Nicolò Pollari sia Mario Mori hanno spiegato che mai i Servizi hanno avuto rapporti con l’ex consulente della commissione Mitrokhin, anche se Scaramella ha tentato in passato di avere contatti con i due servizi. Ma è stato respinto più volte. Secondo quanto riferisce il vicepresidente del Comitato parlamentare Massimo Brutti e il presidente Scajola, Scaramella ha «in più occasioni tentato di stabilire un contatto con i servizi», ma le sue offerte di collaborazione furono sempre respinte.
Appena ventenne infatti si appassionava al mondo delle spie e già nel ’91 (è nato nel 1970) tentò di stabilire un primo contatto. Fu il primo tentativo respinto. Ne seguirono altri due, nel ’97 e nel ’98. Sempre falliti. Il nome di Scaramella è tornato all’attenzione dei servizi nel 2005, quando la procura di Rimini si occupò di un traffico di uranio proprio su segnalazione dell’allora consulente della Mitrokhin. Per il resto anche i rapporti della Mitrokhin con i servizi sono stati inesistenti, come ribadisce il presidente Scajola.
E sempre Scajola ha sottolineato che tutta la vicenda, «su cui sta lavorando la magistratura, mi sembra una grande montatura». Polemico invece il vicepresidente del Copaco, il ds Brutti nei confronti di Scaramella: «Ha avuto un mandato impressionante. Poteva attingere a documenti in diversi Paesi occidentali e in uffici di apparati dell'ex Urss. Ha visto documenti di ogni genere e una buona parte di questi documenti se li è tenuti per sé». Ed ha aggiunto: «Mi auguro che il dottor Scaramella sia fuori pericolo, che possa presto tornare in Italia e rispondere alle autorità giudiziarie che procedono nei suoi confronti. Resta fermo l'obiettivo di accertare la verità sulle attività illegittime svolte nell'ambito della commissione Mitrokhin con l'obiettivo di inquinare la vita politica italiana. Accanto all'iniziativa giudiziaria un contributo rilevante può essere offerto dal Comitato parlamentare dei servizi di informazione e sicurezza che già sta lavorando su questo tema».
Intanto il senatore Guzzanti ha rilanciato la necessità di riaprire la commissione Mitrokhin: «Questa tragedia dell'uccisione di Litvinenko ha riacceso tutti i riflettori sulla commissione Mitrokhin e questa è una grande occasione per una sua riapertura». E nel corso di una conferenza stampa al Senato ha chiesto che «si faccia piena luce sulle verità mancate che riguardano le possibili commistioni tra politici, economisti e le strutture sovietiche».
Guzzanti dice di essere «l'unico in grado di portare avanti, fino in fondo, questa investigazione» e si ripropone come presidente di una nuova Mitrokhin. Intanto il senatore Malan di Forza Italia e il presidente Cossiga hanno già presentato dei disegni di legge per la istituzione di nuovo della commissione. Immediato il no dalla maggioranza: «La Commissione - ha sostenuto Brutti - non ha prodotto nulla, non è servita a niente, non ha nemmeno concluso con una relazione attendibile». Nel corso della conferenza stampa il senatore Guzzanti ritorna sulle accuse a Prodi e sulla famosa seduta spiritica nella quale l’attuale capo del governo venne a sapere dell’esistenza di «Gradoli» come possibile rifugio di Aldo Moro ai tempi del rapimento. E aggiunge che dal 24 novembre, giorno della morte dell'ex spia Litvinenko, sono molte le persone che non dormono sonni tranquilli: «Le accuse nei miei confronti - dice il senatore - hanno uno scopo difensivo, parare in prima battuta tutto ciò che arriva dall'ex defezionista russo. L'attività di dossieraggio non l'ho fatta io, ma è stata fatta nei miei confronti».