Scaramella da oltre un mese in carcere per un’accusa di calunnia. «Sta male»

Il senatore azzurro Malan visita in cella l’ex consulente della commissione Mitrokhin: «Questa detenzione è anomala e lui sta perdendo fiducia nella giustizia»

da Roma

Una stanza di due metri per tre. Il letto sulla destra, un tavolino e una sedia a sinistra. Non c’è la televisione. Una camera spoglia, solo dei quaderni e una penna indicano che il detenuto scrive. Il detenuto è Mario Scaramella, l’ex consulente della commissione Mitrokhin in carcere da oltre un mese con l’accusa di calunnia aggravata nei confronti di un cittadino ucraino vicino in passato all’intelligence russa: Scaramella è stato arrestato il 24 dicembre al rientro da Londra, dove aveva incontrato Alexander Litvinenko, poi morto per avvelenamento da polonio. Lo stesso Scaramella era stato ricoverato a Londra per sospetta contaminazione.
L’ex consulente della commissione è in buone condizioni di salute. Ma è «pallido», e in regime carcerario «molto stretto». L’ha incontrato nel carcere di Regina Coeli di Roma il senatore di Forza Italia Lucio Malan, segretario di presidenza di Palazzo Madama e componente della Mitrokhin nella scorsa legislatura. «Scaramella è isolato dagli altri detenuti, nel suo interesse - racconta Malan - perché qualcuno potrebbe fargli quello che hanno fatto a Litvinenko. Ha le ore d’aria, ma non insieme agli altri. Non ha la televisione e devo accertare se può avere accesso ai giornali». Quando si sono salutati, alla fine di un breve incontro, Malan ha detto a Scaramella: «Coraggio». E Scaramella gli ha risposto: «Non dimenticatevi di me».
Il senatore sta preparando un’interrogazione per il ministro della Giustizia Clemente Mastella in cui lo invita a svolgere «un’ispezione». Perché, dice, tutta questa faccenda «è anomala»: «Non si è mai vista una detenzione così lunga per un indagato di calunnia». Non ha senso, ad avviso di Malan, il rischio di fuga dell'indagato, «dal momento che è venuto in Italia per farsi arrestare. Pensavo, mi ha spiegato, che l’Italia sia un Paese civile dove un innocente che collabora non ha nulla da temere». Anomala, questa storia, dice Malan, perché Scaramella è stato arrestato solo dopo che Litvinenko «era morto», quando il presunto reato era stato commesso oltre un anno fa. Si contesta, insiste il senatore di Fi, anche il pericolo di inquinamento delle prove, «ma perché in oltre un anno non è mai stato sentito Litvinenko, peraltro ora morto, o Euvgenij Limarev?».
Erano stati loro a informare l’ex consulente della Mitrokhin, come Scaramella raccontò alla polizia di Napoli nell’ottobre del 2005, che un gruppo di ucraini armati avrebbero compiuto un attentato contro lo stesso Scaramella e contro il presidente della commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti, e che il presunto «mandante» era Alexander Talik, cittadino ucraino residente a Napoli, calunniato per la procura. Litvinenko era la fonte di Scaramella anche sulle informazioni riguardanti i presunti legami tra Romano Prodi e il Kgb. La notte del 15 ottobre del 2005 quattro ucraini armati di granate furono arrestati a Teramo. «Gli ucraini rimangono in carcere, ma il signor Talig non viene indagato», insiste Malan.
Scaramella scrive su dei quaderni, «ma a fatica perché ha ancora i postumi di una frattura a una mano». Cosa sta scrivendo su quei quaderni? Il colloquio non può entrare nel merito: «Mi ha detto che gli mancano molto i suoi bambini di sei e sette anni. Ha lo sguardo di prima, ma lo tiene un po’ abbassato. Sappiamo che negli anni di Tangentopoli l’arresto preventivo si faceva allo scopo di farsi dire quello che i magistrati volevano farsi dire. Non vorrei che il fine di questa detenzione sia proprio questo: prostrarlo. Ma voglio pensare che non sia così».