Scarcerata l’amica della romena che uccise con l’ombrello nel metrò

da Roma

Aveva chiesto giustizia per quella figlia uccisa barbaramente nella metropolitana di Roma con la punta di un ombrello usato come una spada. Ma a soli venti giorni dall’aggressione, la madre di Vanessa Russo si trova a dover sopportare la notizia della scarcerazione di una delle due prostitute romene arrestate per il delitto.
È stato il Tribunale del riesame dei minori, ieri, a decidere che C.I., 17 anni, accusata di concorso morale in omicidio volontario, fosse rimessa in libertà. E oggi i giudici di piazzale Clodio si pronunceranno sulla sorte di Doina Matei, la romena che secondo la Procura della capitale avrebbe materialmente colpito all’occhio la giovane al termine di una banale discussione. Il suo legale, Giuseppe De Napoli, vorrebbe fuori dal carcere anche lei. Si vedrà. Intanto C.I. ha lasciato il carcere minorile di Casal del Marmo per raggiungere una casa di accoglienza dove verrà ospitata fino all’arrivo della mamma, che la riporterà in Romania. «Attendo di conoscere le motivazioni del provvedimento del Tribunale - commenta il legale della ragazza, Carlo Testa Piccolomini - ma credo che i giudici abbiano disposto la scarcerazione della mia assistita sulla base dell’assenza dei gravi indizi di colpevolezza». Davanti al pm Roberto Thomas, che ha dato parere favorevole alla scarcerazione, C.I. aveva raccontato di essere intervenuta per cercare di dividere Doina e Vanessa Russo che litigavano sulla banchina della metro B, alla stazione Termini, lo scorso 26 aprile. Lei, dunque, non avrebbe avuto alcun ruolo attivo nel delitto. E le testimonianze avrebbero confermato il suo racconto. Eppure qualche giorno fa il gip del Tribunale dei minori aveva respinto una richiesta di remissione in libertà avanzata dallo stesso pm. Ieri altri giudici hanno deciso diversamente. «Era l’unica soluzione possibile - ribadisce l’avvocato Piccolomini - in diritto sarebbe stato impossibile motivare un rigetto». Al massimo, secondo il legale, per la ragazza si può parlare di favoreggiamento. Ora C.I. dice che «non dimenticherà mai quanto accaduto». «Abbiamo sbagliato, lo so - ammette - perché non ci siamo fermate. Ma avevamo paura. Anche se non credevamo di aver provocato la morte di Vanessa. Quando l’abbiamo letto sui giornali abbiamo capito che ci sarebbe crollato il mondo addosso. Dicevamo “vedrai, avrà una ferita al sopracciglio o al massimo avrà perso un occhio”. L’arrivo dei carabinieri è stato quasi una liberazione». Le polemiche non si sono fatte attendere. Durissima Carolina Lussana, responsabile giustizia della Lega: «Un’altra decisione discutibile della magistratura dimostra come la giustizia sia più dalla parte di chi commette i reati che da quella delle vittime». Dice invece Roberto Castelli, presidente del Gruppo Lega nord al Senato: «Bisogna prendere atto con amarezza e desolazione che con questo governo è garantita l’immunità e l’impunità ai delinquenti». «Che giustizia è questa - si chiede Piergiorgio Stiffoni, senatore della Lega Nord -. L’accorato appello della famiglia di Vanessa è stato subito recepito dal buonismo peloso di certa magistratura». Scarcerazione «preoccupante» per il senatore della Margherita Luigi Lusi. «Attenzione - dice - a non sottovalutare l’impatto che avrà sull’opinione pubblica la decisione del Riesame».