Scarcerati quattro giovani: «Non presero parte agli scontri»

A chiederlo è stato lo stesso Pm dopo aver controllato i filmati. In cella restano 30 no global: «Potrebbero commettere nuove violenze»

Scarcerati. Per mancanza di indizi. Quattro dei trentaquattro giovani fermati dopo gli scontri dell’11 marzo in corso Buenos Aires sono stati rimessi in libertà. Si tratta di Davide Pizzolato, 18 anni, Michele De Luca, 19 anni, Letizia Masetti, quasi diciannovenne, Michele Moresco, 20 anni. La scarcerazione è stata disposta dal gip Mariolina Panasiti, lo stesso giudice che aveva convalidato gli arresti, stabilendo la custodia a San Vittore.
Ora però, a bocce ferme, la magistratura ha fatto dietrofront. È stata la stessa Procura a chiedere la scarcerazione dopo aver valutato attentamente i filmati e le fotografie sugli incidenti. Dalle immagini è apparso chiaro che i quattro non avevano nulla a che fare con i disordini, non avevano partecipato alla devastazione delle vetrine e nemmeno all’incendio dell’An Point e di alcune macchine.
A quanto pare la contabilità dei disordini non è ancora chiara. Nei prossimi giorni il pm Piero Basilone potrebbe proporre al gip altre scarcerazioni, forse altre persone potrebbero essere scagionate. D’altra parte starebbe emergendo che altri giovani hanno invece partecipato alle devastazioni. A breve, dunque la Procura chiederà con ogni probabilità altri provvedimenti di custodia cautelare. E, a quanto pare, in questo troncone di approfondimenti, la Procura proverà a delineare anche le responsabilità di alcuni ragazzi che sarebbero all’origine del disastro di corso Buenos Aires: gli investigatori ipotizzano che le violenze siano state pianificate in una riunione avvenuta il primo marzo nella sede del centro sociale Perga Tribe. Il 15 marzo, intanto, sono stati rimessi in libertà i tre minorenni che erano stati fermati dopo gli scontri. Due di loro sono stati posti agli arresti domiciliari, un terzo è solo indagato. I 30 maggiorenni, in cella ormai da nove giorni, restano a San Vittore perché sono ritenuti pericolosi. C’è il rischio che commettano nuove violenze: «È evidente - scrive il gip Enrico Manzi - la loro accettazione di un metodo di lotta politico violento e la conseguente partecipazione a futuri possibili gravi episodi di attentati all’ordine pubblico e alla incolumità dei cittadini». Per il gip Panasiuti, «gli indagati hanno palesato una eccezionale animosità ed una singolare volontà di contrasto all’autorità, all’ordine costituito, alle leggi, alla pacifica convivenza».