Scarcerato Gugliotta, poliziotto indagato per lesioni volontarie

È uscito ieri poco prima delle 19,30 dal carcere di Regina Coeli Stefano Gugliotta, il 25enne arrestato e pestato lo scorso 5 maggio in seguito ai disordini del dopo Roma-Inter, finale di Coppa Italia. La scarcerazione è stata disposta dal gip Aldo Morgigni. Alla base della decisione del magistrato la mancanza delle esigenze cautelari, ferma restando la sussistenza del reato di resistenza a pubblico ufficiale. La procura aveva anche iscritto nel registro degli indagati il poliziotto che aveva sferrato un pugno a Gugliotta. Per l’agente l’accusa è di lesioni volontarie aggravate dal fatto che è un pubblico ufficiale. Al momento sono al vaglio degli inquirenti le posizioni degli altri poliziotti ascoltati martedì dal pubblico ministero. Sulla richiesta del Procuratore aggiunto, Pietro Saviotti e del sostituto Francesco Polino si pronuncerà il gip Aldo Morgigni. Al proposito il ministro con i rapporti con il parlamento Vito ha annunciato «che se verranno accertate responsabilità delle forze dell’ordine il Viminale si costituirà parte civile».
«Il video è stato quanto mai utile per accertare tutti i fatti - ha invece dichiarato Cesare Piraino, il legale di Gugliotta -. È apprezzabile che ci sia stato un numero consistente di persone che con coraggio si sono dette pronte a testimoniare, realizzando e consegnando i filmati. Sono soddisfatto che il ragazzo esca di carcere, mi è stato detto che il provvedimento di scarcerazione è basato sulla mancanza di esigenze cautelari. Mi auguro che nell’atto vi sia anche una valutazione sui gravi indizi contestati a Gugliotta. Se non fosse così vuole dire che le accuse nei confronti del mio assistito permangono e ciò non mi sembra giusto». Ieri mattina Stefano aveva cominciato lo sciopero della fame. «Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere», avrebbe detto ieri mattina a suo padre. Prima della scarcerazione la madre aveva invece raccontato di aver visto uno «Stefano nervoso, con dei tic, confuso e molto, molto provato». Ma quando è tornato libero, il ragazzo ha detto semplicemente: «Sono felice».
«La storia della Polizia è la storia di chi ha saputo colpire anche al proprio interno chi sbagliava - ha commentato in un’intervista al quotidiano L’Avvenire il ministro degli interni Roberto Maroni -. È stato sempre così. E lo sarà ancora, ma guai a correre. C’è un’inchiesta interna che nel giro di pochi giorni arriverà a conclusioni: se qualcuno ha sbagliato pagherà duramente. Ma domenica la Polizia ha seguito ottanta eventi sportivi, ha controllato la bellezza di 13mila ultras. C’è un episodio da chiarire e sarà chiarito ma un tempo c'era chi strillava poliziotto basco nero, il tuo posto al cimitero. Io - conclude Maroni - quel clima non voglio più respirarlo. Che sia chiaro».