Scarichi nocivi al San Martino, un indagato

Piero Pizzillo

Ferri chirurgici e prodotti potenzialmente nocivi per disinfettarli sciacquati e gettati nei lavandini del San Martino senza autorizzazione. La magistratura apre un'inchiesta sui reflui di lavaggio dei ferri chirurgici del nosocomio genovese che finiscono nella rete fognaria pubblica e mette sotto inchiesta la società Servizi Italia, il gestore dei residui di sterilizzazione degli strumenti. Il direttore sanitario Paolo Elia Capra esclude ogni rischio di infezione per i cittadini derivante dal metodo di smaltimento dei reflui e assicura che i ferri chirurgici usati nelle sale operatorie sono perfettamente disinfettati e sterilizzati. Aggiunge, inoltre, che le procedure di lavaggio usate al San Martino sono a norma di legge. Il responsabile dell'unità operativa dell'Arpal, Gino Vestri, che ha trasmesso l'ipotesi di notizia di reato ai magistrati, conferma la mancata osservanza, da parte della società appaltatrice al San Martino, delle norme ambientali. In particolare quella sull'autorizzazione, non richiesta, al Comune per lo smaltimento nei lavandini. Un caso registrato nei mesi scorsi anche negli ospedali di Nervi e Recco che ha fatto scattare i controlli anche al San Martino. Ispezioni che, annuncia l'Arpal, verranno effettuate pure nelle altre strutture ospedaliere genovesi e della Liguria nelle prossime settimane.
«Occorre verificare la veridicità della denuncia - dice il vicepresidente della commissione regionale sanità Matteo Rosso - e siano adottati eventuali provvedimenti a tutela della salute dei cittadini. Da oggi cominceremo ad effettuare controlli a sorpresa nelle aziende sanitarie ed ospedaliere al fine di garantire il rispetto di tutti i liguri anche attraverso denunce di illegalità alle autorità competenti». Il refluo che deriva dall'operazione di lavaggio dei ferri chirurgici può essere smaltito sia come scarico liquido in fognatura, previa autorizzazione, o gestito e smaltito come rifiuto speciale. «Occorre chiarire e rassicurare i cittadini - dice Paolo Elia Capra - perché le sostanze contenute nei liquidi reflui non sono tossiche, nocive, teratogene, mutogene e non possono quindi essere pericolose. Non viene utilizzato il bisfenolo, ma altri agenti che usati a bassa concentrazione, come al San Martino, non sono assolutamente a rischio. Inoltre il sistema di eliminazione dei liquidi dalla centrale di sterilizzazione non avviene direttamente nella fognatura. I reflui confluiscono in una vasca di decantazione e sottoposti ad un procedimento di iperclorazione. Poi passano attraverso uno strigliatore con filtri depuratori e quindi tornano in un'altra vasca prima di essere eliminati. Le nostre procedure sono formalmente e sostanzialmente corrette».
Intanto da palazzo di giustizia, per bocca dello stesso magistrato Sergio Merlo, che sta conducendo l’inchiesta, si è avuta la conferma dell’iscrizione di una persona nel registro degli indagati. Si tratta di Maurizio Vitali, procuratore speciale della società «Servizi Italia», che gestisce l’impianto di sterilizzazione dei ferri chirurgici dell’ospedale San Martino. Il pm ha inoltre chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari Maurizio De Matteis il sequestro dello scarico della camera di sterilizzazione dei ferri chirugici del San Martino. Il gip avrebbe individuato «una situazione di pericolo per la salute pubblica generata dallo scarico in questione».
Però, attenzione a non creare allarmismi, trattandosi di problemi di interesse pubblico, che devono essere affrontati con la massima cautela. Diciamo questo perchè ieri pomeriggio, a poche ore di distanza della pubblicazione della notizia su un quotidiano, il responsabile dell’Unità operativa dei servizi territoriali dell’Arpal, Gino Vestri, dichiarava: «Comunque riteniamo che il rischio per la salute connesso all’immissione di queste sostanze in fognatura non debba essere enfatizzato». E ancora: «Non è detto che questo liquido in fognatura non dovesse andarci , ma per andarci era necessaria un’autorizzazione del Comune di Genova e una verifica dei limiti della concentrazione dei parametri che regolano lo scarico». In pratica mancava l’atto amministrativo, che ovviamente avrebbe comportato l’osservanza di adempimenti e controlli.