Scaroni: «La crisi libica non tocca il dividendo» Recchi alla presidenza

«Il 2010 è stato un anno molto positivo per Eni, per i solidi risultati operativi e finanziari conseguiti e per gli obiettivi raggiunti fondamentali per la nostra crescita futura». Così l’ad Paolo Scaroni ha aperto il suo intervento all’assemblea del Cane a sei zampe, all’insegna dell’ottimismo: in un contesto di progressivo rafforzamento della ripresa globale, «prevediamo che Eni, grazie al suo eccellente posizionamento strategico, continuerà a generare risultati al top dell’industria e a creare valore sostenibile per gli azionisti».
Ma c’è un’ombra da dissipare: quella della Libia, che costa all’Eni il taglio del rating da parte di Fitch - da doppia A ad A+ con outlook stabile - e al titolo una perdita dello 0,63% in Borsa. Scaroni minimizza: «Declassamento limitato, nulla di particolarmente grave» e assicura: «Certamente la Libia non avrà un impatto sul dividendo di quest’anno», dal momento che il rialzo del prezzo del petrolio compensa con gli interessi l’impatto della crisi nordafricana. Certo, «se il petrolio dovesse tornare a 70-80 dollari al barile, il fenomeno Libia sarebbe di per sè una ragione per rimettersi a considerare la politica dei dividendi», ma si parla dei prossimi anni. E in ogni caso «la Libia quando avrà un governo, qualunque sia, dovrà riprendere la sua produzione petrolifera e avrà ancora più bisogno, dopo la guerra civile, di ripartire al più presto e di appoggiarsi a chi conosce i giacimenti. E non c’è nessuno che li conosca meglio dell’Eni».
In tale scenario, sottolinea ancora Scaroni, «confermiamo la nostra strategia focalizzata sulla crescita e sull’efficienza. Mantenendo una solida struttura finanziaria ci proponiamo di conseguire un elevato tasso di sviluppo della produzione, sia nell’arco di piano, sia nel lungo termine, e di superare il difficile momento del Gas & Power consolidando la nostra leadership del mercato europeo». Tanto più ora che Eni non è più obbligata a vendere Snam Rete Gas, grazie alla separazione funzionale della sua società di distribuzione del gas: quindi «possiamo guardare a questa nostra partecipazione con libertà di spirito per trovare la soluzione migliore per i nostri azionisti», ha concluso Scaroni.
Infine, è toccato al presidente Roberto Poli, in uscita dopo 9 anni di mandato, esprimere i suoi auspici sul futuro della società: «Mi aspetto che Eni continui a essere forte, a svilupparsi, a crescere - ha detto - e continui a rimanere a controllo italiano. Eni, con tutto il rispetto, non è la Parmalat». E proprio per questo «sarebbe un errore storico qualunque “spezzatino“» perchè «Eni, una volta separate le attività italiane regolate, diventerebbe un oggetto più facilmente attaccabile ed integrabile in un altro gruppo mondiale». Il testimone di Poli è stato raccolto dal nuovo presidente Giuseppe Recchi, nominato dall’assemblea che ha anche approvato il bilancio: il 2010 si chiude con un utile netto di 6,32 miliardi e un dividendo di 1 euro per azione. Al Tesoro e alla Cdp arriva così un maxi assegno di circa 1,2 miliardi.