Scaroni fa muro: no alla vendita di Snam Rete Gas

«Ma se saremo costretti, cederemo tutta la nostra quota in modo da incassare il premio di maggioranza». Per crescere nel gas il gruppo punta su Libia e Iran

da Milano

Eni fa muro contro la cessione di Snam Rete Gas, e per farlo sceglie la platea dell’assemblea degli azionisti. Così, sia il presidente Roberto Poli, sia l’ad Paolo Scaroni, ieri non hanno perso tempo a ribadire la strategia del gruppo: «Il governo ha un suo progetto di legge, quel che deciderà il Parlamento noi lo rispetteremo - ha affermato Poli - ma stiamo attenti a non prendere provvedimenti che non siano irreversibili. Tutti danno attenzione al potenziamento dei loro operatori, non vedo perchè noi cerchiamo soluzioni che non danno vantaggio a nessuno e invece recano danni». L’obiettivo a questo punto, per Poli è la nascita di una rete europea del gas. Più diretto, come suo solito, Scaroni: «Non ho nessuna intenzione di vendere Snam Rete Gas» ha affermato, e comunque «se fossimo costretti a farlo, si porrebbe il problema di massimizzare il valore per gli azionisti. La cosa migliore sarebbe quindi vendere la totalità (della quota detenuta, ndr) per incassare il premio di maggioranza». Con il rischio che il controllo di Snam finisca in mani non gradite: governo e Parlamento sono avvertiti.
E qui Scaroni si è mosso in due direzioni: le «benemerenze» e le strategie di sviluppo. Sul primo fronte l’ad Eni ha schierato i ritorni che il gruppo ha garantito agli azionisti: il dividendo 2006 è salito a 1,25 euro, in crescita di 15 centesimi sul bilancio 2005. Per lo Stato, primo azionista Eni attraverso Tesoro e Cdp, si tratta di una cedola da un miliardo e mezzo. Se si sommano anche le tasse pagate lo scorso anno il Tesoro incasserà poco meno di tre miliardi. Negli ultimi 5 anni l’Eni ha assicurato un ritorno del 135%, contro il 63% di Total, il 27% di Bp e il 15% di Shell. Il dividendo «a 1,25 euro per azione» sarà «sostenibile» per tutta la durata del piano che si conclude nel 2010.
Quanto alle strategie, l’Eni intende partecipare alle gare per nuovi giacimenti in Libia, soprattutto nel campo del gas: oggi l’Italia importa da Tripoli 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno. «Ci auguriamo di riuscire a realizzare i nostri obiettivi nei prossimi mesi» ha detto Scaroni, che ha anche definito l’Iran «l’Eldorado di chi si occupa di petrolio e gas. Guardiamo al progetto South Pars (nel sud del Paese, di fronte al Qatar, ndr) per l’importazione di gas liquefatto». L’ad ha affermato che «la produzione Eni è assicurata per 38 anni» non tenendo conto degli asset russi della ex-Yukos «che avranno un impatto molto positivo».
L’Eni intende anche crescere in Italia nel settore dell’elettricità, approfittando della completa liberalizzazione del settore a partire dal primo luglio: «Siamo attrezzati per competere e abbiamo obiettivi ambiziosi nella conquista di nuovi clienti» ha affermato Scaroni. Ieri l’Eni ha anche annunciato di aver rilevato da ConocoPhillips una ulteriore quota del 16,11% della Czech Refining Company (Crc), salendo così al 32% nella società di raffinazione che è «tra le più importanti dell’Europa centrale e leader nella Repubblica ceca». Crc ha una capacità di raffinazione di 8 milioni di tonnellate di greggio all’anno. Titolo in calo (meno 1,28%) con tutto il settore energia.