Scaroni: «L’istruttoria dell’Authority? Ne apre tante»

«L’Authority apre molte istruttorie». Con una battuta ironica, l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, minimizza - non senza una punta di polemica - l’istruttoria avviata nei giorni scorsi dall’Autorità per l’energia che ha lanciato un allarme sui prezzi del gas, ipotizzando un sottoutilizzo dei gasdotti.
«Non credo - ha detto Scaroni - che ci sia un allarme sulla sicurezza e sull’approvvigionamento. C’è abbondanza di gas in tutta Europa; certo c’è l’incidente al gasdotto in Svizzera dove sta franando la montagna. Non credo che questo - ha concluso - possa essere motivo di allarmismo e ci auguriamo che venga riparato al più presto». Il riferimento è al gasdotto svizzero Transicgas, che collega il sistema nazionale al Nord Europa, interrotto a causa appunto di una frana sulle Alpi Svizzere.
Dissipati così i timori su un allarme gas nel prossimo inverno, l’ad cambia argomento, e passa al gasdotto South Stream, di cui Eni è azionista con la russa Gazprom e la francese Edf, affermando di non escludere la possibilità di un ingresso nell’azionariato di una controllata del gruppo tedesco Basf, Wintershall. «Credo che stia guardando a questa ipotesi - ha detto - Non ho preso contatti con loro, ma sarebbe una cosa che non mi stupirebbe».
Si parla anche del gasdotto Tag, che collega la Russia all’Italia, e che deve essere ceduto alla Cassa depositi e prestiti, rispettando l’impegno preso dall’ex monopolista con l’Unione Europea. Ma c’è ancora tempo: «Abbiamo 12 mesi per cederlo», ha ricordato Scaroni.
C’è spazio infine per il tema del giorno: i compensi dei «manager superstar», che danno il titolo al libro presentato dalla Fondazione Istud al convegno milanese. L’amministratore delegato dell’Eni giudica eccessive le remunerazioni dei top manager mondiali e cita, a esempio, l’ex numero uno di Exxon, che ha lasciato la guida del gruppo con 470 milioni di dollari. «Le remunerazioni - dice - sono salite molto negli ultimi anni in modo sproporzionato. Tra un po’ compio sei anni in Eni e sarebbe sproporzionato che quattro generazioni della mia famiglia potessero vivere dei miei compensi. A volte - ha proseguito - si crea un circuito chiuso tra management e consiglio che lo deve remunerare». L’interesse degli azionisti, ha concluso Scaroni, «deve essere sopra ogni cosa».