Scaroni: piano Eni contro l’emergenza gas

L’assemblea approva il dividendo a 1,10 euro e il riacquisto di azioni proprie per 7,4 miliardi

da Milano

Eni campione nazionale? No, ha risposto l’amministratore delegato Paolo Scaroni, «noi siamo già un’azienda globale la cui attività si svolge per oltre il 70% all’estero. L’80% dei profitti Eni provengono dall’attività di esplorazione e produzione nel mondo, non dalle attività regolate in Italia. La nostra divisione gas - ha precisato - realizza circa il 20% degli utili, di cui il 50% fuori dall’Italia». All’assemblea degli azionisti, che ha approvato il bilancio 2005 che chiude con un utile di 5,28 miliardi, il dividendo di 1,10 euro (0,90 euro per il 2004) e il riacquisto di azioni per 7,4 miliardi, Scaroni ha affrontato i punti più caldi del momento: gas in prima linea.
L’Eni sta preparando di concerto con il ministero dello Sviluppo economico e con l’Autorità «un piano di battaglia» per scongiurare il ripetersi di una eventuale emergenza gas per il prossimo inverno, ha detto Scaroni. «Stiamo preparando un piano di battaglia - ha spiegato - con varie azioni compreso un modo diverso di stipulare i contratti con le aziende per la generazione elettrica». L’obiettivo è quello di «evitare un uso improprio del gas» sottraendolo alle famiglie per produrre energia da esportare. Inoltre, per il prossimo inverno sarà a regime il tubo con la Libia con 1,5 miliardi di metri cubi in più.
Scaroni ha poi rassicurato sul fatto che il riempimento degli stoccaggi sta procedendo al giusto ritmo. «Il procedimento va avanti - ha detto - molto bene in anticipo sui tassi di riempimento. Contiamo di arrivare con gli stoccaggi pieni. L’aumento di pressione dovrebbe comunque portare a 500 milioni di metri cubi in più» per il prossimo anno anche se la situazione «rimane non semplice».
Poi una «puntata» sulla questione della proprietà Snam Rete Gas, che Scaroni è contrario a cedere: «Nel clima attuale, in cui il problema italiano ed europeo è come approvvigionarci di gas a costi contenuti e in sicurezza, occuparsi della proprietà di Snam Rete Gas mi sembra fuori tema, e un esercizio quantomeno inutile, sicuramente dannoso», ha affermato. Ma non ci sono solo i «tubi»: «L’Eni sta pensando certamente all’opportunità di fare un rigassificatore in Italia» e sta «guardando a due o tre localizzazioni in attesa di cominciare l’iter autorizzativo». Se il gruppo non dovesse riuscire a trovare velocemente un sito («non sono molto ottimista conoscendo l’Italia», ha spiegato) questi impianti saranno costruiti «negli Stati Uniti o in altri Paesi che sono per noi il nostro mercato». Il problema, però, ha aggiunto Scaroni, si sta spostando sempre più sugli impianti di liquefazione: «Il vero problema che si pone con la crescita del mercato del gas è di avere gas liquido e le navi per trasportarlo».