Scarpe, abiti, vino e aspirapolveri Alla Casa Bianca vince il Made in Italy

Tutto è iniziato con i pantaloni delle primarie. Belli, eleganti-ma-non-troppo, formali ma abbastanza sportivi da percorrere tutti gli Stati Uniti in lungo e in largo. E rigorosamente italiani. Piemontesi, per la precisione: una taglia 52 con orlo ristretto prodotta a Pianezza, sei chilometri da Torino, dalla Cover Manifattura. Obama li ha trovati e acquistati per la prima volta alla Festa del Cinema Americano di Deauville nell'estate 2007, e non se ne è più separato. Innamorato, pare, di un modello in particolare: il PT01, taglio militare, tinta kaki e bottoni in argento.
Da lì, tutto in discesa: per il quarantaquattresimo presidente degli Usa è stato facile scoprire come i prodotti italiani gli piacessero. Al punto da dire che «l'Italia è uno dei Paesi che amo di più», e non in una notte a caso, ma in quella del 4 novembre, quella della vittoria. E allora un po' del Bel Paese è sempre con lui: come per esempio il vestito blu di Canali, che si è fatto fare su misura da un rivenditore di Chicago e che ha sfoggiato in più occasioni. O come la sua sartoria preferita a New York. Per non parlare delle scarpe: Adriano Stefanelli, di Novara, l’uomo che ha creato le scarpe modello pantofola per il Papa, ha già inviato le sue creazioni al presidente. «In Italia vorrei tornare», ha detto il presidente. E non importa che non ci sia venuto la scorsa estate, nel suo tour europeo: c'è già stato, da giovane. E lo ha ricordato in uno dei suoi libri, «I sogni di mio padre»: «Avevo guardato la notte scendere sul Palatino, aspettando che spuntassero le prime stelle, ascoltando il vento e i suoi sussurri di mortalità», ha scritto. Non importa nemmeno che nei libri non abbia parlato di quella che i suoi amici di allora definiscono la sua “funky red Fiat“: uno dei modelli, probabilmente una Strada, la versione americana della Ritmo, che la Fiat commercializzava negli States quando Obama era all'Occidental College di Los Angeles, prima del trasferimento alla Columbia.
Ora, quando verrà, lo farà da presidente. E difficilmente verrà da solo: la first lady, infatti, è stata contagiata dall'attrazione per l'Italia del marito. E nonostante per il giorno dell'insediamento abbia scelto un abito di una stilista cubana - che ha fatto molto discutere i guru della moda - la neo quarantacinquenne Michelle ha già fatto shopping di scarpe dal design esclusivo nella boutique di Claudia Ciuti, a New York da 14 anni. Scarpe che però, sottolinea la designer toscana, continuano ad essere prodotte nel calzaturificio di famiglia, a Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa.
Ma il made in Italy che ha conquistato la nuova coppia presidenziale è soprattutto un altro: quello culinario. La vittoria, infatti, è stata festeggiata nel ristorante “La Spiaggia" dello chef Tony Mantuano, amico di Obama. E l'hanno festeggiata con strangozzi alla carbonara, ravioli di ricotta, baccalà alla vicentina e vini rigorosamente italiani. Bis per il veglione di San Silvestro: tutto veneto per la first lady, che ha preso risi e bisi (riso coi piselli) e bigoi in salsa (bigoli con un sugo di sardine), per concludere scegliendo di nuovo il baccalà. Immancabile il prosecco di Conegliano Valdobbiadene: sia per la cena, sia per i brindisi dei giorni scorsi, quando fra party e celebrazioni ne sono state usate 600 bottiglie.
E persino per riordinare dopo le grandi feste useranno un prodotto italiano, ovvero gli aspirapolveri della casa padovana Lindhaus. Che però alla Casa Bianca ci sono già dal 2001: i prodotti della piccola azienda padovana, infatti, nei test segreti approntati dall'amministrazione statunitense, si sono dimostrati i migliori per aspirare la polvere, ma anche le spore velenose dell'antrace. E sono anche a basso consumo energetico, caratteristica che Obama non mancherà di sicuro di apprezzare.