Le scarpe in bilico fra piedi scalzi e tacchi vertiginosi

Per dirla con Ines de La Fressange, oggi ambasciatrice di Roger Vivier, «i tacchi non sono scale». Traducendo: «Le donne li indossano per sembrare più alte, ma finiscono per essere troppo classiche. Io sono per la scarpa bassa: è più rock and roll». Infatti all’inaugurazione del primo negozio italiano della storica griffe francese - quella che ha inventato il tacco a spillo - indossava un paio delle nuove ballerine in vernice con fibbia e stampa ’70 disegnate da Bruno Frisoni. Un problema, quello della «sciuraggine» delle scarpe alte, che non deve aver sfiorato Dean e Dan Caten, il duo di Dsquared2, che ieri ha fatto sfilare (e inciampare) ragazze punk su tacchi d’acciaio killer. Sulle passerelle si vedono solo scarpe alte, supportate però dai plateaux, che le rendono più comode. Come da Richmond, con le sue (bellissime) «Mary Jane» con tacchi umani. Alti ma larghi, anni ’40, i tacchi di Borbonese, che propone i tronchetti in camoscio. Geometrie ’70 da Paciotti che lancia la stringata ricamata (con tacco) dedicata a Carla Bruni. Il regale Caovilla dedica una decolléte alla Callas e una a Valentino. Ma c’è posto anche per le ballerine. Oltre a Vivier, rasoterra sono Car Shoe, molto anni ’60, e Church’s, con pantofole in velluto nero e rosa rossa ricamata. Anche Sutor Mantellassi, che ha inaugurato la prima boutique milanese, lancia la versione femminile delle pantofole in velluto con stemma. Per essere chic, anche con i piedi ben piantati per terra.