Scarpe, non c’è l’accordo sui dazi Si fa strada la proposta francese

Rinviata la decisione. Si va verso un compromesso: tariffe anti-dumping per due anni e non per cinque come chiedono gli italiani

da Milano

Ma i francesi da che parte stanno? Forse sulla vicenda dazi-antidumping hanno cambiato idea? Cesare o Carlo Magno, Garibaldi o Napoleone (Napoleone III, ovvio)? Genova o Marsiglia? Il Papa, i Savoia o i Capetingi? E soprattutto, Materazzi o Zidane? La storia della rivalità e delle inimicizie tra noi e i cosiddetti cugini d’Oltralpe è lunga e tortuosa, Spesso incompresibile. Talvolta addirittura comica. Due popoli creativi, intelligenti, destinati ad attrarsi e sempre pronti a respingersi.
Eppure Roma e Parigi siedono allo stesso tavolo: a Bruxelles. Dove ieri i «cugini», nel corso della riunione dei rappresentanti permanenti dei «Venticinque» (Coreper), hanno proposto l’ennesimo compromesso: applicare i dazi antidumping sulle importazioni di calzature dalla Cina e dal Vietnam per un periodo iniziale di due anni (e non 5 come suggerito dallo stesso esecutivo Ue).
Meglio di niente, si dirà, se sul tavolo della riunione ci fosse stata almeno una bozza scritta da valutare. Nulla. Fumata nera. Se ne riparlerà il 4 ottobre, mercoledì prossimo. E i dazi provvisori scadono dopo due giorni, il 6. Tuttavia i delegati di Cipro hanno giudicato la proposta francese «un interessante punto di partenza», lasciando intendere di poter convergere su un compromesso simile. Se così fosse, il numero di Paesi favorevoli ad applicare i dazi provvisori salirebbe a 13, vale a dire la maggioranza. E gli altri? La Finlandia (presidenza Ue di turno), guida il gruppo dei Paesi del «no». Belgio, Austria e Gran Bretagna non hanno preso la parola (quindi astenuti). I primi due, tuttavia, sembrano più possibilisti.
Intanto il Financial Times pubblica un’intervista del nostro ministro alle Politiche europee e al Commercio internazionale, Emma Bonino,
«Non accetto - dice il ministro al quotidiano economico inglese - che da Milano in giù siamo tutti protezionisti e da Milano in su siamo tutti per il libero mercato». Perché - secondo il ministro - l’Italia rappresenta circa il 40% della produzione annuale di scarpe in Europa. Ma, e non è poco, nei primi sei mesi di quest’anno il settore calzaturiero ha perso oltre 2.300 posti di lavoro, in gran parte a causa dell’invasione di scarpe provenienti dall’Est asiatico attraverso una concorrenza sleale.
La Bonino, quindi, rinnova l’appello alla Commissione perché approvi l’introduzione di dazi antidumping del 16,5% sulle calzature importate dalla Cina e del 10% su quelle provenienti dal Vietnam: «Non si tratta - aggiunge - di una misura per proteggere i produttori italiani, ma per spingere questi ultimi a ristrutturare e innovare il settore».
Alla luce del nuovo compromesso proposto, quindi, un accordo, pur provvisorio, si potrebbe trovare il 4 ottobre, mentre la sua formalizzazione potrebbe giungere il giorno successivo. Ma non è detto.