Scarpino, la discarica «napoletana»: sempre da chiudere, mai superata

(...) a termine.
E mentre il genovese attende risposte si interroga su quanto la discarica di Scarpino, che ciclicamente viene definita sull’orlo della saturazione, sia riuscita negli anni a superare tutti i limiti temporali prefissati per la chiusura e addirittura oggi possa permettersi il lusso di ospitare 20mila tonnellate di rifiuti in arrivo da Napoli.
L’«emergenza Scarpino» iniziò a metà degli anni ’90 quando venne dato come termine ultimo per la dismissione della discarica quello del 31 dicembre 2001. L’idea era di spostare i camion dal monte che domina il ponente genovese alle zone portuali sotto la Lanterna e realizzare lì un inceneritore che potesse sfruttare la vicinanza con gli impianti dell’Enel per produrre e distribuire energia. Un progetto che trovò l’ostacolo dell’opinione pubblica e che fece pensare ad una soluzione sempre tra il ponente e la Valpolcevera. Nel 2000 un vertice tra l’allora ministro dell’ambiente Willer Bordon, l’assessore regionale Roberto Levaggi e quello provinciale Renata Briano coordinarono un lavoro che portò ad individuare la realizzazione di un termodistruttore in un’area attigua al monte Scarpino spostando la chiusura della discarica al 2003 in concomitanza con l’apertura del nuovo impianto che non verrà mai realizzato.
Passano gli anni e al progetto di un inceneritore si mette a lavorare anche la giunta comunale di Beppe Pericu con Gianfranco Tiezzi assessore all’ambiente che lancia un concorso di idee per sviluppare il progetto. A metà del 2006 ne scaturisce un impianto che si dovrebbe sviluppare su una superficie di settemila metri quadrati sulla collina di Scarpino con un camino alto 60 metri studiato per bruciare 333mila tonnellate di rifiuti l’anno con due aree di combustione distinte e sei anni di lavoro previsti.
Sembrava tutto pronto per procedere con il cantiere anche se in colpevole ritardo sui tempi. Nel 2007 però le elezioni amministrative cambiano le carte in tavola: Beppe Pericu lascia il posto a Marta Vincenzi e Gianfranco Tiezzi resta assessore ma cambia delega. Per guidare l’ambiente si impone Carlo Senesi che il progetto della precedente giunta lo straccia e Genova ricomincia daccapo. Ora si parla di gassificatore e non più di termovalorizzatore, ci hanno studiato per anni tecnici e politici ma quando Senesi lanciò l’idea pochi mesi dopo le elezioni, si parlava di partenza dei lavori entro il 2009 con il Pd che addirittura chiedeva di stringere sui tempi. Siamo nel 2011 e, se tutto andrà bene, il progetto preliminare sarà completato entro fine anno, quindi la palla passerà alla Regione per lo studio di impatto ambientale e, chissà quando, si potrà partire con i lavori. Sempre che il cambio di giunta e di deleghe non porti ad una nuova idea e all’ennesima incompiuta di Genova che, intanto, si permette il lusso di raccogliere i rifiuti degli altri.