Scarpis: «Giorno amaro, chi ha sbagliato paghi»

Enrico Lagattolla

Ventiquattro ore che scuotono Milano. Lunedì, l’arresto di otto carabinieri del nucleo Radiomobile accusati a vario titolo di peculato, calunnia, concussione e falso ideologico. Ieri, le manette che scattano per altrettanti poliziotti delle Volanti. Con ipotesi di reato ancora più gravi. A sei, viene contestata l’associazione per delinquere. Poi, peculato, falso ideologico, furto aggravato, perquisizioni condotte senza titolo. E ancora, altri sette agenti di polizia trasferiti ad altre sedi nell’ottobre scorso, la cui condotta resta ancora tutta da chiarire. Le istituzioni che fanno quadrato, e la sintesi nelle parole del questore Paolo Scarpis. Delusione e fermezza. Perché è «una giornata amara», ma «chi ha sbagliato deve pagare». E, soprattutto, «i cittadini devo avere fiducia nelle forze dell’ordine».
«Non posso negare - commenta Scarpis, al termine di una “dolorosa” conferenza stampa - che quella di oggi è una giornata amara, ma ritengo che in queste occasioni spiegare con chiarezza quanto è successo sia necessario». Ma spiegare non è sufficiente. «Se i fatti contestati troveranno riscontro in sede di magistratura, chi ha sbagliato dovrà pagare». Ma «resta totalmente immutata, sicuramente nel questore di Milano e mi auguro nei cittadini, la stima e la considerazione per tutti gli operatori della Polizia, della Questura e in particolare delle volanti, che sono sempre state un baluardo contro la criminalità e un aiuto per i cittadini in ogni esigenza ed emergenza».
Anche un moto di sdegno, perché se da un lato «aspettiamo l’esito dei processi prima di criminalizzare», dall’altro «se verranno confermate le ipotesi di reato, si tratta di persone indegne di appartenere alla Squadra Volanti di Milano, una delle realtà più belle ed efficienti della polizia di Stato». Infine, un appello ai cittadini. Perché «senza la loro fiducia e la loro collaborazione - conclude il questore - non sarebbe possibile svolgere il nostro lavoro».
C’è imbarazzo e delusione, in Questura. Ma anche il marcato senso di una differenza. Da un lato, chi ha commesso reati indossando la divisa. Dall’altro, chi quei reati li ha portati alla luce. «Dà un certo sollievo sapere che questi presunti comportamenti illeciti siano stati scoperti e preseguiti al nostro interno, grazie anche all’equilibrio del questore di Milano», commenta Enzo Delle Cave, segretario provinciale del Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia). La convinzione è che «se le accuse verranno confermate in sede processuale, coloro che hanno sbagliato dovranno pagare. Noi siamo prima di tutto cittadini, anche se vestiamo la divisa, e la legge è uguale per tutti».
«Amarezza» viene espressa anche dall’assessore alla Sicurezza Guido Manca. Ma anche «fiducia nei cittadini, che sapranno distinguere quelle che sono solo delle eccezioni». «Mele bacate», le chiama, «che non hanno nulla a che vedere con la stragrande maggioranza del personale di polizia e di quello dei carabineri». «Sono episodi che ci addolorano molto, perché coinvolgono persone su cui i cittadini confidano per la tutela della legalità. Restiamo con l’amaro in bocca, ma è giusto che, qualora la magistratura dovesse appurare le responsabilità degli indagati, non vengano fatti sconti a nessuno».
Ed è convinto, l’assessore, che quanto accaduto negli ultimi due giorni a carabineri e polizia «non minerà la fiducia dei milanesi nelle istituzioni, e nelle forze preposte alla pubblica sicurezza». Perché «è un salutare esempio di legalità, che ove la colpevolezza venga provata, gli indagati scontino una pena come tutti. Anche se indossano una divisa».
Così anche il vicesindaco Riccardo De Corato. «Se i fatti di cui veniamo a conoscenza dimostrano un certo malessere nelle forze dell’ordine, ci conforta che siano stati gli stessi carabinieri e polizia a intervenire, dimostrando di possedere gli anticorpi necessari a denunciare e arrestare quanti al loro interno hanno commesso dei reati».