Scarsi controlli: entrano terroristi e criminali

LondraFrontiere colabrodo in Gran Bretagna. È di ieri la notizia della sospensione dal servizio del capo delle forze di frontiera inglesi e di altri due dirigenti dell’Agenzia per il controllo delle frontiere. Brodie Clarke, capo dell’Agenzia, è accusato di aver consentito al personale di alleggerire i controlli sui documenti degli extracomunitari.
Sulla base di queste gravi accuse il ministero degli Interni ha aperto due inchieste. In luglio lo stesso ministero aveva confermato che i controlli sui passeggeri provenienti dalla Comunità europea avrebbero potuto venir ridotti in «circostanze limitate» e a discrezione dei dirigenti dell’Agenzia. Per esempio, agli alunni comunitari in gita scolastica insieme a insegnanti e famiglie, sarebbero stati risparmiati controlli singoli e dettagliati. Una nota stampa del ministero degli Interni britannico spiega invece che Clarke è accusato di aver autorizzato i suoi sottoposti ad abbandonare i controlli dei passaporti biometrici e la verifica delle impronte digitali anche per quanto riguarda i soggetti extracomunitari. Il motivo di questo comportamento è al momento sconosciuto. Una delle due inchieste avviate si propone proprio di scoprire come mai i controlli erano stati ridotti mentre l’altra riguarda le conseguenze sulla sicurezza interna.
Sembra intanto che il ministro degli Interni Theresa May sia «incredula e furiosa» e pare che al ministero l’Agenzia sia già stata bollata come «un problema gravissimo». Per i sindacati l’indebolimento dei controlli è stato provocato soprattutto dal tentativo della dirigenza di garantire un servizio veloce ed efficace anche in mancanza di personale. «Volevano dare ai passeggeri quello che la gente chiedeva» ha spiegato Sue Smith del sindacato dei servizi pubblici e commerciali. Yvette Cooper, ministro degli Interni ombra, ha accusato il governo di aver reso le proprie frontiere meno sicure chiedendo allo stesso tempo conto del taglio di 5mila posti di lavoro nell’ambito del personale dell’Agenzia. «Le accuse sono straordinariamente gravi - ha tuonato l’opposizione - soprattutto perché coinvolgono la dirigenza dell'Agenzia già accusata di aver archiviato in passato ben 124mila casi di estradizione. In realtà, la commissione parlamentare che indaga sul caso, ritiene che i documenti in questione più che venir archiviati siano andati perduti come sostiene nel suo rapporto finale.