Scatta immediato l’allarme Potenziati i controlli in Italia

Sicurezza rafforzata a sedi partiti e consolati. I musulmani italiani scrivono al Quirinale

da Roma

L’allarme è scattato immediatamente. In seguito alle violente proteste in Libia, che hanno visto preso di mira il consolato italiano a Bengasi per contestare l’iniziativa del ministro Roberto Calderoli, è stato deciso subito il potenziamento della vigilanza nelle sedi istituzionali in Italia e di quelle diplomatiche all’estero. Tra i luoghi sui quali è stata rafforzata la sicurezza, anche le sedi di partiti politici, e nelle ambasciate e i consolati italiani nel mondo.
E ieri anche gli islamici italiani si sono sentiti oltraggiati e hanno chiesto l'intervento di Ciampi di fronte alla «violenza verbale e la pervicace protervia» di alcuni ministri del governo e di una forza politica che «in difetto di argomenti e legittimazione, ha creduto di trovare nella continua polemica razzista e anti islamica la sua ragion d'essere». A rivolgersi al Capo dello Stato è il presidente dell'Ucoii, l'unione delle comunità e organizzazioni islamiche italiane, Mohamed Nour Dachan. «Ci siamo risolti a scriverle - si legge in una lettera indirizzata a Ciampi - per rappresentarle tutto il nostro disagio e la nostra preoccupazione di fronte alla deriva oggettivamente esacerbata e mistificante di una parte della stampa italiana e al comportamento di una forza politica, che in difetto di argomenti e legittimazione, ha creduto di trovare nella continua polemica razzista e anti islamica la sua ragion d'essere mediatizzata ed evidente». «Tale comportamento irresponsabile e provocatorio - scrive ancora - oltre ad avvelenare il clima civile del Paese, causa un notevolissimo danno d'immagine all'estero e in particolare nei Paesi musulmani destinatari del nostro export, in cui si sta rapidamente dilapidando un capitale di stima e simpatia che il lavoro italiano era riuscito ad accumulare in decenni di relazioni cordiali e corretta pratica commerciale». E aggiunge: «Oggi, in questo nostro Paese che si vuole liberal-democratico, regolato nei suoi grandi principi da una Costituzione scritta da uomini e donne che avevano vissuto e combattuto la dittatura fascista e la sua aberrazione razzista e antisemita, ci troviamo nella difficile posizione di quelli che dovrebbero subire, senza reazione alcuna, la violenza verbale e la pervicace protervia di individui appartenenti al governo della Repubblica, persone che nelle sue mani, signor Presidente, hanno giurato di essere fedeli alla Costituzione e alle leggi dello Stato». «Per tutte queste ragioni - conclude - e perché sentiamo la sua alta magistratura come la più solida garanzia alle derive di una politica per qualche verso ondivaga e opportunista, siamo a chiederle un suo autorevole intervento affinché i musulmani e non solo loro, possano continuare a guardare al Colle come a una vigile e alacre sentinella che protegge il viver civile e la concordia nazionale».