Scatta l’allarme rosso

Ci sarà un governo condizionato dalla sinistra estrema. Spero che imploda subito, invoco come tanti di voi una pressione - in piazza ed in Senato - per ottenere tale evento e quindi nuove elezioni dirimenti. Ma, realisticamente, dobbiamo prepararci allo scenario in cui per qualche tempo comunisti ed antioccidentalisti potranno fare danni gravissimi. Il rischio più immediato è quello di un cambiamento della collocazione internazionale dell'Italia molto pericoloso per l'interesse nazionale ed occidentale. Anche perché la sinistra moderata ha posizioni ambigue in materia e non potrà/vorrà garantire, temo, tali interessi. Su questo punto devono scattare, ora, vigilanza e contromisure.
Il governo Berlusconi ha reso l'Italia attore primario nel teatro mondiale. Nel 2002/3 c'erano due spinte finalizzate a staccare la Ue dagli Stati Uniti. La strategia di Bin Laden di evitare attentati agli europei compiacenti in cambio della loro divergenza con l'America. La tentazione, ora sopita, di Chirac e Schröder di formare con Cina e Russia un blocco eurasiatico per bilanciare e, in prospettiva, annullare, il potere ordinatore globale dell'America stessa. Roma, aggiungendo il suo peso allo schieramento degli europei atlantici, impedì questo disegno isolando, con loro irritata sorpresa, Parigi e Berlino. Ma cercò anche uno schema d'accordo con Mosca, entro un concetto di interesse nazionale anche propulsivo di quello occidentale: America, Europa e Russia alleate. Un modello che qui ho spesso citato come «Aquila a tre teste» o «Pax delle tre Rome» sostenuto, silenziosamente, dalla parallela politica vaticana di riunificazione tra cattolici, protestanti ed ortodossi. Sogno perseguito con ardore visionario dal compianto Giovanni Paolo II (chi vuole approfondirne il pensiero geopolitico legga il suo saggio su Vita e pensiero del 1976). In sintesi, l'Italia si collocò attivamente in una posizione di rafforzamento dell'Occidente in gravi difficoltà di coesione. E lo fece riuscendo a mantenersi credibile e leale nei confronti non solo dell'America, ma anche dei partner europei e di Mosca. Da qui l'inusuale, in relazione ai precedenti storici, nuovo rispetto per l'Italia da parte di tutti. Che il governo riuscì a trasformare in interesse nazionale concreto favorendo accordi industriali lungo la direzione atlantica, ma anche facendo finire la guerra economica con la Francia, dimostrando a Chirac quanto fosse inutile tentare di conquistarci ed utile, invece, collaborare con noi alla pari. Ora il rischio è il seguente, riassumendolo nelle sue componenti di interesse occidentale e nazionale: a) indebolimento della capacità dissuasiva dell'Occidente per una posizione italiana antiamericana od ostile ad interventi di polizia internazionale, problema gravissimo per la gestione della questione iraniana e dei compiti ordinativi in Irak ed Afghanistan; b) marginalizzazione dell'Italia dai tavoli internazionali che contano (Onu, Nato, Ue, Wto) per sua inconsistenza ed inaffidabilità. A cui aggiungerei un pericolo meno facile da cogliere, ma già incombente. Parigi ha la priorità di aumentare il controllo sull'Italia (industria tecnologica, energia e banche) per ottenere una scala di forza sufficiente a contenere il riemergente potere intraeuropeo della Germania. Prodi è sospettato di avere una relazione speciale con Parigi e ciò fa temere un cedimento di fronte ad interessi francesi con danno per quelli italiani. Un altro rischio immediato riguarda un peggioramento della relazione con Israele che potrebbe procurare complicazioni pesanti per la sicurezza dell'area mediterranea. Su questi punti bisognerà vigilare per bloccare politiche sbagliate. Come? Certamente costruendo in Senato una maggioranza speciale ed ibrida per i temi di politica estera. Sarebbe anche utile attivare un luogo informale dove esperti sia della poca, ma esistente, sinistra occidentalista e quelli di centrodestra possano elaborare convergenze per la difesa dell'interesse nazionale e dell'Occidente. Ma, il punto, la migliore garanzia sarebbe quella di influenzare l'elezione di un credibile occidentalista e patriota a Presidente della Repubblica.
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