Scatta l’operazione Orchidea: in ginocchio la quinta mafia

La «quinta mafia» nella capitale. Carabinieri del Ros e Procura antimafia hanno dato una «spallata» all’organizzazione più ramificata e potente impiantata a Roma. Il capo, Michele Senese, 52 anni, legato al clan Moccia-Magliulo di Afragola, è stato più volte accusato di essere il mandante di omicidi eccellenti, di gestire il narcotraffico tra l’Italia centrale e i «quartieri» napoletani e di riciclare denaro sporco.
L’operazione Orchidea ha portato all’arresto di quarantuno persone per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti, a 30 indagati, a perquisizioni nel Lazio, Campania, Lombardia, Emilia Romagna, Abruzzo e Puglia, al sequestro di centinaia di chili di droga e beni per decine di milioni di euro. L’inchiesta è nata all’indomani dell’operazione «Ibisco» che nel marzo 2006 ha spedito in carcere 27 malavitosi agli ordini del broker Candeloro Parrello, capo della cosca di Palmi arrestato l’11 gennaio scorso dopo tre anni di latitanza. Parrello è accusato di rifornire droga a più gruppi della criminalità organizzata romana. Fra questi quello di Michele detto «o pazzo» per la facilità con cui si procura l’infermità mentale necessaria per uscire di galera.
Affari a nove zeri, come il controllo totale delle aste pubbliche al banco dei pegni, la ricettazione di preziosi e l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria a tassi d’usura, per camorristi d’eccezione, picciotti sanguinari, ’ndrine legate ai clan calabresi e alla Sacra Corona Unita, portati avanti nella capitale senza invadere la piazza altrui. «Il territorio offre molto - dice il coordinatore della Dda di Roma, Giancarlo Capaldo - e c’è spazio per tutti». Gli investigatori avrebbero ricostruito anche le modalità di riciclaggio del gruppo Senese nel mercato immobiliare romano e nella compravendita di auto. Vecchia conoscenza per polizia, carabinieri e guardia di finanza, Michele Senese, fratello di Gennaro Senese, sgozzato nel ’97 dal boss della Marranella Francesco Carlino a Torrespaccata.
Già nel ’95 Michele, allora 39enne, è a capo di una banda dedita all’importazione di coca. «Le indagini hanno permesso di ricostruire i rapporti del gruppo Senese - spiega il colonnello Mario Parente del Ros - sia con storici esponenti della criminalità romana come Enrico Nicoletti, che con gruppi camorristici napoletani e pugliesi. Ma non si può parlare a Roma di controllo del territorio di tipo mafioso». Ben documentati, comunque, i rapporti con elementi di Cosa Nostra impiantati nella capitale: Crocifisso Rinzivillo, già reggente della famiglia di Gela, Stefano Fontana, uomo d’onore della famiglia palermitana Acquasanta e Salvatore Buccafusca, collegato alla famiglia Santa Maria del Gesù».
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