Scatta subito il totonomine: quattro in «pole position»

Monti, Padoa Schioppa, Draghi e Grilli tra i papabili. Ma circola anche il nome di Amato e non viene esclusa una soluzione interna

da Roma

Era così tanto tempo che da destra e da sinistra si invocavano a gran voce le dimissioni di Antonio Fazio che, neanche un’ora dopo lo stringato comunicato di Bankitalia, si è subito aperto il valzer del totonomine. Con tutte le raccomandazioni del caso: dall’appello a «un successore di alto profilo» di buona parte dei leader politici fino alla disponibilità dell’opposizione a «cooperare con il governo» nell’individuare un nome «di alto prestigio internazionale» (così Romano Prodi). Ma se i più si sono limitati a tratteggiare a grandi linee il profilo di chi dovrà succedere a Fazio alla guida di Palazzo Koch - invocando una figura «credibile», «autorevole», «trasparente» e «autonoma» - c’è pure chi si è avventurato ben oltre, facendo nome e cognome di presunti papabili. Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, lancia l’ex commissario Ue Mario Monti, «persona autorevole a livello nazionale e internazionale», mentre Guido Crosetto, responsabile economico di Forza Italia, fa il nome di Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro. Vincenzo Visco, esponente ds ed ex ministro delle Finanze, propone una rosa di tre candidati: Monti, Mario Draghi e Tommaso Padoa Schioppa («anche se - aggiunge - ci può essere una soluzione interna»).
Non c’è dubbio che i quattro nomi lanciati ieri facciano parte di quel ristretto gruppo di candidati che sembrano giocarsi la poltrona di Fazio. Senza dimenticare, però, che in questi casi gli outsider hanno sempre molte chance. Monti, 62 anni, già commissario Ue alla Concorrenza, è tornato in Italia alla fine del 2004 , è presidente dell’Università Bocconi a Milano e recentemente nominato advisor internazionale di Goldman Sachs. Rischia di non essere quel candidato «condiviso» che chiede Romano Prodi, proprio per il suo rapporto privilegiato con l’ex presidente della Commissione Ue. Grilli, 48 anni, direttore generale del Tesoro, è un esperto di finanza pubblica ma molti osservatori sostengano che sia ancora troppo giovane. Mario Draghi, 58 anni, è vicepresidente della Goldman Sachs dal 2002. Docente di Economia, ha già lavorato per la Banca mondiale e l’European Investment Bank. Tra i nomi usciti ieri, c’è anche Tommaso Padoa Schioppa, 65 anni, già vicedirettore della Banca d’Italia e fino a giugno nel board della Bce, considerato però molto vicino al centrosinistra. In corsa, però, ci sono anche altri candidati autorevoli. Tra cui Alberto Quadrio Curzio, 67 anni, economista che piace molto a Giulio Tremonti (tutti e due sono di Sondrio) e preside della facoltà di Scienze politiche alla Cattolica di Milano. Tra i papabili anche Giuliano Amato, 67 anni, già presidente del Consiglio e ministro del Tesoro, esponente autorevole del centrosinistra al punto che sono in molti a candidarlo anche per la successione a Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale. Qualcuno, poi, fa il nome di Carlo Secchi, rettore della Bocconi, considerato un «buon candidato istituzionale». Così Vincenzo Desario, 72 anni, attuale direttore generale della Banca d’Italia. Secondo alcuni, una delle ipotesi più plausibili. Intanto perché la storia di via Nazionale insegna che i governatori provengono sempre dall’interno e poi perché potrebbe essere una soluzione ponte per traghettare Bankitalia fuori dagli intrighi creditizi di questi giorni. In corsa anche Lorenzo Bini Smaghi, 49 anni, componente del board della Bce, anche lui, però, considerato un po’ troppo giovane.
Nomi a parte, però, c’è pure da risolvere il rebus della procedura di successione. Secondo le attuali regole spetterebbe al Consiglio superiore della Banca d’Italia la nomina del nuovo governatore, ma l’intenzione manifestata dall’esecutivo di provvedere alla riforma delle regole di nomina e revoca proprio alla luce del caso Fazio, apre uno squarcio di incertezza. Seguendo le norme contenute nello Statuto il Consiglio superiore, dopo aver accettato le dimissioni del Governatore, si sarebbe riconvocato a breve in seduta straordinaria per indicare il successore di Fazio. Ma è improbabile che, proprio nel giorno in cui il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare le nuove procedure di nomina, la liturgia di Banca d’Italia prosegua indifferente. Con ogni probabilità, dunque, si andrà verso un periodo di transizione, in attesa che le nuove norme di nomina vengano varate e quindi applicate.