Scatti Magnum per la nuova Europa

Sfondo ideale della rassegna un libro del ’55 di Cartier-Bresson

Luciana Baldrighi

Una mostra dal titolo «Euro vision. I nuovi europei visti dalla Magnum» e un’opera riccamente illustrata edita dal Centro Pompidou e da Magnum Steidl organizzata dalla Triennale, riprende il contributo dei grandi fotografi della nota agenzia fotografica voluta da Henri Cartier-Bresson, al quale si sono ispirati i curatori: Quentin Bajac e Diane Dufour.
Nelle belle sale del Palazzo dell’Arte di via Alemagna 6, dal 14 gennaio al 12 febbraio con la partecipazione di Alcatel e dopo una prima tappa al Centro Pompidou di Parigi, l’esposizione di grande rilievo culturale e di carattere internazionale si annuncia come un’occasione più unica che rara in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unione Europea. Non a caso la mostra si può definire un’espressione fotografica sul tema dei «nuovi europei», vale a dire i dieci Paesi entrati nell’Unione Europea il primo maggio 2004: Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia.
Dieci fotografi della Magnum, Peter Marlow per Cipro; Donovan Wylie per l’Estonia; Patrick Zachmann per l’Ungheria; Martine Franck (compagna di Bresson) per la Repubblica Ceca; Lise Sarfatti per la Lituania; Alex Majioli per la Lettonia; Mark Power per la Polonia; Chris Steele-Perkins per la Slovacchia; Carl de Keyzer per Malta; e Martin Parr per la Slovenia hanno fatto riferimento a un libro pubblicato da Bresson nel 1955, esattamente cinquantacinque anni fa, dal titolo «Gli europei».
In questa missione realizzata con approccio del tutto individuale questi straordinari fotografi evidenziano una differenza piuttosto che una continuazione rispetto agli europei del passato. Infatti il continente descritto da Cartier-Bresson diventa un’area geografica più circoscritta, ossia una parte della Comunità Europea e alla visione individuale del grande fotografo francese scomparso si sostituisce una polifonia di dieci autori che mostrano un continente in rapida trasformazione con stili di vita differenti ma contraddistinti da cambiamenti singoli radicali politici e sociali, con contrasti brutali anche se con un impressionante stampo dettato dalla globalizzazione per quanto riguarda il tentativo di espansione economica e finanziaria.
Ogni opera, osservata singolarmente offre una lettura storica e paesaggistica del tutto nuova e spesso vengono alla luce realtà politiche locali perché alcuni fotografi seguendo le proprie ossessioni personali hanno affrontato in maniera soggettiva e quindi con una loro visione e Paesi visitati. Per meglio dare l’idea si può dire che questi ritratti costituiscono una sorta a loro volta di «autoritratto» mascherato dei loro autori. Nulla è lasciato al caso a partire dai mezzi fotografici alla stampa. Immagini accurate a volte appaiono «finte». Cinquanta anni dopo il libro di Henri Cartier-Bresson, questa nuova Europa offre l’occasione anche di fare il punto sulla fotografia documentaria.