Scavi in un'abbazia toscana per studiare le malattie medievali

Antropologi e archeologi al lavoro in Lucchesia sui resti di San Pietro di Pozzeveri. Fra le patologie riscontrate poliomelite, artrosi e problemi ai denti. Ma si parla anche del colera

Saranno condotti nuovi scavi in un'abbazia toscana della Lucchesia, per raccogliere elementi scientifici e informazioni sull'incidenza nel Medioevo di alcune malattie più o meno diffuse anche oggi.
Poliomelite, artrosi, artrite e un'elevata incidenza di patologie dentarie. Sono queste le patologie riscontrate su alcuni dei primi scheletri riportati alla luce nell'ambito della campagna di scavi sul sito dell'antica Abbazia di San Pietro di Pozzeveri ad Altopascio (Lucca) e condotta dall'istituto di Paleopatologia dell'Università di Pisa in collaborazione con un'università americana.
L'indagine ha portato anche alla scoperta di tre diverse fasi cimiteriali, da quella del diciottesimo e diciannovesimo secolo, relativa al cimitero parrocchiale della tarda età moderna della comunità di Badia Pozzeveri; a quella postmedievale di sedicesimo e diciassettesimo secolo, fino alle fasi funerarie basso medievali (diciottesimo e diciannovesimo secolo).
Il lavoro degli archeologi ha portato alla luce circa quaranta individui completi e articolati, e molti non in connessione. Le prime inumazioni che sono state studiate, comprendenti individui deposti molto sbrigativamente, tra cui un cadavere sepolto con la faccia rivolta verso il suolo - spiega l'ateneo - «potrebbero essere identificate, sulla base anche di riscontri documentari delle fonti scritte, con la fase cimiteriale del colera del 1855, le fasi immediatamente anteriori mostrano invece un ordine maggiore nella disposizione degli inumati, allineati su file parallele».
La campagna, alla quale ha partecipato anche il dipartimento di Antropologia dell'Ohio State University, ha come obiettivo l'indagine archeologica estensiva dell'antica abbazia e in particolare lo studio e l'analisi dei resti umani sepolti nelle aree cimiteriali del monastero. Il campione bioarcheologico recuperato permetterà di ricostruire malattie, stile di vita e caratteristiche bioarcheologiche della popolazione locale dal medioevo fino al XIX secolo.