Sceglie orchestra e coro e rilancia il vecchio disco

Il grande cantautore sarà martedì agli Arcimboldi. Sul palco trenta elementi per eseguire «Berlin», il controverso album inciso 25 anni fa

Che Lou Reed sia imprevedibile non è una notizia. Anche se ha 65 anni ed ora, in compagnia di Laurie Anderson, gioca a fare il pantofolaio, è un artista dalle idee coraggiose e stravaganti. Come quella di partire per una tournée europea rilanciando le canzoni del controverso album Berlin inciso poco meno di 25 anni fa. Dopo la première a Bruxelles il 18 giugno ora l’opera è arrivata in Italia e Reed la esegue martedì sera al Teatro degli Arcimboldi in pompa magna con un’orchestra di fiati e archi (arrangiati da Hal Willner e Steve Bernstein) sotto la direzione di Julian Schnabel, il coro di bambini New London Children Choir e alcuni fidi compagni di avventura come il chitarrista Steve Hunter, il tastierista Rupert Christie, la cantante Sharon Jones, il batterista Tony Smith, i bassisti Fernando Saunders e Rob Wasserman.
Trenta elementi sul palco per eseguire uno dei suoi dischi più amati e odiati (Rolling Stone lo attendeva come «il nuovo Sgt. Pepper» ma appena uscì lo definì un disastro e lo stroncò sul nascere). Del resto Reed all’epoca arrivava da strepitosi successi come Walk On the Wild Side che, oltre alle idee e alla qualità, fu uno dei singoli più ascoltati di quell’anno. Lui invece cambiò repentinamente strada rispetto a ciò che si attendeva il pubblico, e scrisse dieci canzoni criptiche e cupe sulla gelosia e sul fallimento del suo matrimonio con la moglie Bettye. (Anche la sua casa discografica non voleva pubblicare il disco, e Lou dovette promettere «due dischi commerciali, più uno dal vivo e un altro nello stile di Transformer»).
A quel tempo disse: «Era un disco adulto per adulti, dovevo scriverlo. Se non l’avessi scritto sarei impazzito». Oggi, a chi gli chiede il perché della scelta di proporlo in versione teatrale replica: «Me l’ha chiesto un impresario e io in questo periodo non avevo nulla da fare. Lo faccio una volta soltanto. Potrete raccontare ai vostri figli di aver visto Lou Reed in Berlin». Originariamente Reed concepì Berlin addirittura come un album doppio. Fu pubblicato invece come singolo prima in Inghilterra e in seguito in America, dove la critica si scatenò definendolo ora «il peggior disco del 1973», ora «il più palese esorcismo di sindrome maniaco-depressiva mai apparso su vinile». Ma critici illuminati come Albert Goldman scrissero che «ha la capacità di mettere bene a fuoco la sostanza visionaria della scena attuale, che assomiglia sempre più al cabaret berlinese degli anni Venti».
Nell’estate di quell’anno Lou Reed partì in tournée con Berlin - in versione molto più spartana rispetto a quella in arrivo ora - e la definì la sua versione dell’Amleto, tanto che si autoproclamò «l’Amleto elettrico». Ora invece parla della sua storia come di un moderno Otello. L’opera racconta una storia d’amore rivissuta con autolesionismo, una storia senza tempo che ha come sfondo Berlino, il rock and roll (nella versione di Lou Reed naturalmente), l’opera e un occhio a Brecht e Weill. Un lavoro multimediale si direbbe adesso, che forse Reed ha tirato fuori per esorcizzare definitivamente i suoi fantasmi o farli rivivere in un mondo completamente rinnovato. Tra l’altro a quel tempo anche lui era un altro uomo, la cui genialità si nutriva e al tempo stesso annegava negli eccessi di droga e di alcool. Oggi ha un’altra visione della vita, ha reinventato la cultura pop, ha trovato la tranquillità senza perdere la voglia di sperimentare con lo stesso sprezzo di sempre per le regole e le imposizioni.
Lou Reed
martedì ore 21
teatro degli Arcimboldi
ingresso: 36/46
info:02-77406383