Scegliere scuola resta un diritto: e non è razzismo

Integrazione sì, ma non sulla pelle dei nostri figli: questo sembra essere il ragionamento di quei genitori milanesi, che nel nuovo anno scolastico hanno deciso di trasferire i propri ragazzi dalle scuole pubbliche, gratuite, alle scuole private, dove si paga una retta. Pochi lo dicono apertamente, ma la ragione principale di questa migrazione di massa, che ha portato a un aumento delle iscrizioni negli istituti privati del dieci per cento, con relative liste di attesa negli istituti più prestigiosi, è la volontà di fuggire dalle classi dove il numero degli stranieri supera quasi sempre il 15 per cento, e nei casi estremi arriva addirittura al 55%. Qualcuno griderà sicuramente al razzismo: la buona borghesia milanese apre il portafogli purché i suoi rampolli non abbiano come compagno di banco un ragazzino marocchino, cingalese o - peggio di tutti - rom; paga perché ritiene che le scuole private, fuori dalla portata finanziaria degli immigrati, assicurino un insegnamento migliore e soprattutto non condizionato dalla necessità di «trascinare» ragazzi che non solo sanno poco l'italiano, ma provengono anche da ambienti culturali completamente diversi, dove nessuno ha mai sentito parlare di Garibaldi. La realtà è un po' diversa, e ricalca quanto è avvenuto, e avviene tuttora, in tutte le città multietniche, in cui convivono comunità che hanno talvolta tradizioni e valori tra loro incompatibili. Ricordo di essermi trovato di fronte a un dilemma simile a quello dei genitori milanesi quando, a New York negli anni Sessanta, ho dovuto mandare a scuola per la prima volta mia figlia: bisognava scegliere tra una scuola pubblica con allievi neri e portoricani provenienti dai quartieri degradati di Manhattan e una scuola privata con ragazzi appartenenti a famiglie della nostra stessa estrazione. Non ho avuto dubbi, non per ragioni etniche, ma perché convinto di assicurare così alla bambina una istruzione più bilanciata e progressi più rapidi.
È abbastanza ovvio che mescolare allievi di estrazione molto diversa, di lingue madri diverse e con livelli di preparazione non omogenei, non dà buoni risultati sul piano (...)