«Scegliere tedofori stranieri è una forma di razzismo»

Milanoli, ex olimpionico e assessore al Comune di Novara, è in polemica con la Provincia che ha voluto 5 extracomunitari come porta-torcia

Giuseppe De Bellis

da Milano

La spada di Paolo Milanoli è sempre affilata. Uno come lui non cambia neanche quando la pedana è una scrivania e la spada è il microfono di un consiglio comunale. Lui è lo schermidore che fece impazzire l’Italia alle Olimpiadi di Sydney 2000: talento e lingua lunga. La lingua che l’ha infilato nella polemica con la Provincia ulivista di Novara. Non è un avversario da stoccare, ma un’istituzione parallela al Comune di Novara, dove è assessore allo Sport per conto del centrodestra. C’è che la Regione Piemonte ha chiesto alla Provincia di nominare cinque tedofori da armare della fiaccola olimpica che accenderà Torino 2006. La Provincia ha scelto: cinque extracomunitari, non sportivi. Cinque persone qualunque. Milanoli non ha apprezzato: «Sono inorridito».
Che cosa vuol dire che è inorridito di fronte a questa scelta?
«Sono inorridito per loro, per le persone selezionate. Perché mi metto nei loro panni e penso che se avessero scelto me solo perché sono un extracomunitario, io mi sarei offeso».
Ma lei perché non vuole che queste persone portino la fiaccola olimpica?
«Perché è stato commesso un grave errore. Scegliere perché straniero è una forma di razzismo. Chi ha pensato di mettere in evidenza l’integrazione della provincia di Novara ha sbagliato. È un boomerang, e l’assessore che l’ha fatto s’è già quasi pentito».
Ma non ha paura che qualcuno possa pensare che lei è razzista?
«Non ho paura di nessuno. Chiunque mi conosca può confermare che io non sono affatto un razzista. Negli sportivi il razzismo non esiste. Esiste tra quei beceri che frequentano gli stadi, ma quelli con lo sport non c’entrano».
Lei chi avrebbe nominato tedoforo?
«Io non contesto che siano stranieri. Affatto. Io avrei dato la fiaccola a gente come la pallavolista cubana Aguero o al cestista argentino Requena. Avrei scelto un mix di sportivi stranieri, ma anche due ragazzi di Novara, anche qualcuno dei centri sociali. Deve esserci equilibrio: se avessero scelto cinque ragazzi disabili avrei protestato lo stesso».
Ma allora lei con chi ce l’ha?
«Con chi sporca lo spirito olimpico. Lo sport non c’entra con le rivendicazioni politiche. E non deve essere il pretesto per fare politica. Chi ha fatto questa scelta avrà anche avuto i suoi buoni motivi, ma io non li condivido. Io condivido le battaglie per l’integrazione, ma non fatte in questo modo. Questa storia sarà un boomerang per chi l’ha creata».
Il Comune dove lei è assessore che cosa fa per l’integrazione?
«Molte cose: stiamo costruendo un campo nomadi, una nuova moschea. Teniamo in grande considerazione l’argomento».
Il consiglio comunale ha già affrontato la questione dei tedofori?
«No. Ancora non se ne è parlato. So che se ne parlerà in Parlamento. Ma io vorrei sapere anche che cosa ne pensano l’onorevole Pescante e il presidente del Coni Petrucci».
Se dovesse passare la scelta della Provincia lei come si comporterebbe?
«Non passerà. La protesta è solo all’inizio. E se dovesse passare protesterò lo stesso: sono anche io un tedoforo, come sportivo, e nel caso vinca la Provincia la staffetta della fiaccola si fermerà nelle mie mani. Non la consegno a nessuno».