Gli sceicchi salvano Ferrè La maison trasloca a Dubai

Gianfranco Ferrè rivive nel Paese delle Mille e una notte. La maison fondata dall’«architetto della moda» è stata infatti ceduta - come anticipato dal Giornale - a Paris Group, di Dubai, holding che fa capo al magnate Abdulkader Sankari, che controlla 250 boutique tra Emirati arabi, Kuwait e Arabia Saudita ed è già il distributore, tra gli altri, del marchio Ferrè.
Una vendita epocale, non solo per il valore del marchio, ma anche perché chiude definitivamente la cessione di tutti gli asset di It Holding, l’ex polo molisano del lusso, in amministrazione straordinaria da quasi due anni. Il primo a essere ricollocato era stato il marchio del cachemire, Malo, ceduto lo scorso autunno al gruppo Evante di Arezzo: più travagliata la vicenda di Ittierre, che solo a gennaio è stata acquisita dall’azienda comasca Albisetti, perdendo per strada, però, la preziosa licenza Just Cavalli, la linea giovane dello stilista fiorentino passata alla Staff International di Renzo Rosso, patron della Diesel.
Ieri è arrivato finalmente il momento del gioiello di famiglia: i commissari straordinari del gruppo It Holding, Stanislao Chimenti, Andrea Ciccoli e Roberto Spada, hanno accettato infatti l’offerta irrevocabile presentata da Paris Group per l’acquisto del complesso aziendale composto dai rami d’azienda di proprietà di Gianfranco Ferré, Itc e Nuova Andrea Fashion, nonché della società estera Gianfranco Ferré Uk. Consulenti della procedura sono stati Mediobanca e Sin&rgetica, in qualità di advisor finanziari. Per essere perfezionata, la cessione - spiega una nota di It Holding - deve ora ottenere l’autorizzazione da parte del ministero dello Sviluppo economico, successivamente agli accordi con tutte le organizzazioni sindacali. Si tratta comunque di un passaggio puramente formale, a giudicare dalle dichiarazioni del commissario Spada. «Siamo molto, molto soddisfatti», ha detto, tanto più che Paris Group «è potentissimo, senza un euro di debito» e prevede «un investimento di 30 milioni di euro in 3 o 4 anni e l’apertura di 50 negozi in tutto il mondo nel prossimo triennio, a partire da piazze importanti come Mosca e Pechino». La cifra sborsata dal gruppo di Dubai per la maison di via Pontaccio è stata secretata, ma l’offerta ha convinto i commissari soprattutto perché ha come focus il rilancio della prima linea, in quanto marchio noto in tutto il mondo, che farà da volano alle altre collezioni della casa di moda. Non solo: «Questi imprenditori, inoltre, sono in controtendenza rispetto agli italiani - rivela Spada -: hanno voluto l’Itc, la fabbrica di Bologna dove si produceva la prima linea Ferrè, perché vogliono portare in Italia anche le altre prime linee in loro possesso, ossia Cardin e Balmain, per potersi fregiare dell’etichetta made in Italy». Il gruppo arabo ha anche garantito la salvaguardia di 130 posti di lavoro su un totale di circa 180.