Lo sceicco compra mezzo Milan? Doppia smentita Fininvest

Due smentite, una dietro l’altra, una più decisa e marcata dell’altra. La prima, a doppio firma, diramata in modo congiunto da Fininvest e Milan affissa sul sito rossonero, ha un testo canonico: «In merito a una eventuale cessione di quote societarie dell’Ac Milan, si comunica che la notizia è priva di fondamento». La seconda, scodellata un’ora dopo, ha un testo perentorio, persino brusco e si può riferire direttamente al pensiero di Silvio Berlusconi: «Fininvest spa smentisce nel modo più categorico le indiscrezioni di stampa relative ad eventuali modifiche negli assetti societari del Milan Ac. Si tratta di ipotesi giornalistiche destituite di ogni fondamento».
Già le modalità di comunicazione raccontano della particolarità della vicenda: di solito una smentita, isolata e fumosa, equivale a una conferma indiretta, due in un colpo solo rischiano di mettere la sordina a una eventuale trattativa, non ancora cominciata. Il fuoco di sbarramento opposto è tale da scoraggiare qualsiasi richiesta di spiegazione successiva rivolta ai vertici rossoneri. «Non ci sono dichiarazioni sull’argomento» fa sapere Adriano Galliani che si tiene alla larga dalla materia. La notizia strillata in prima pagina dal Corriere della Sera di martedì mattina dà infatti conto dell’intenzione dello sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan, proprietario del Manchester City, di acquisire il 40% delle quote societarie del club rossonero per una cifra stimata intorno ai 500 milioni di euro dopo aver ricevuto una disponibilità generica a verificare la sostenibilità del negoziato. Niente di concluso, perciò, ma con una chiave di lettura indiscutibile: l’eventuale offerta di 500 milioni per il 40% del Milan, senza alcun controllo operativo sul club, si può spiegare solo con la promessa di una futura acquisizione della maggioranza. Inevitabile la suggestione: lo sceicco, già presente nell’azionariato Fininvest con la quota del 5%, seconda dietro quella del presidente Silvio Berlusconi, è lo stesso che si presentò a Milano per tentare di acquistare Kakà e di trasferirlo sotto le insegne del Manchester City. L’operazione “assalto a Kakà” naufragò sia per l’imperizia del manager schierato nella trattativa, sia per le resistenze del brasiliano nell’accettare il cambio di maglia a gennaio finendo in una squadra di seconda fascia.
Quel mancato incasso di 108 milioni avrebbe garantito al Milan ossigeno per il bilancio dei prossimi 5 anni ma tolto alla squadra il suo calciatore simbolo e al presidente Berlusconi il credito e il consenso goduti presso il popolo dei tifosi rossoneri (quasi 8 milioni in giro per l’Italia). Senza le sterline bisognerà chiedere altri sacrifici all’azionista (altri 30 milioni da versare per il prossimo giugno). Di qui da un canto la tentazione di ascoltare le sirene dello sceicco e dall’altro talune iniziative del club come l’amichevole di Doha (fissata nella prossima settimana, incasso di 1 milione e 350 mila euro), per procurarsi altre risorse.