La scelta dei giovani che sanno scegliere

Cari impareggiabili blucerchiati, dunque il settimo ritorno in serie A ancorché sub judice dei cugini conseguente a sette retrocessioni alle serie inferiori (B e C) negli ultimi settanta anni di storia, è stato macchiato da pesanti accuse pendenti di frode penale e sportiva. Tutte da dimostrare, certo. Bisogna essere garantisti. Eppure ha provocato uno spropositato sventolio di bandiere in città frutto di un complesso di superiorità. Per me, è un fenomeno provinciale o, meglio, di «nicchia», fortunatamente non estensibile «extra moenia».
All’estero, dove sono spesso stato per lavoro, «Genoa» significa solo «Città dove opera la Sampdoria». Fra i genoani ci sono anche tante bravissime persone. Ma lo zoccolo duro del Genoa movimentista e rumoroso si esaurisce nelle sue stesse cerimonie consolatorie («We are Genoa») che ignora la realtà circostante, la quale spesso rischia di ritorcersi immancabilmente contro, giacché li smentisce e li frustra colla forza invincibile dei fatti rendendoli così, per l’appunto, genoani Doc. Costoro quindi sono costretti, per sopravvivere, a rifugiarsi nel mito in luogo del sano piacere del gioco più bello del mondo. E così fingono di non essere la seconda squadra della Liguria. Fingono di ignorare che la Sampdoria da quando esiste la surclassa per qualità dei suoi Presidenti, per numero di abbonati e di biglietti venduti, per correttezza sportiva, per disciplina, per la fama dei suoi campioni numerosissimi e famosissimi pervenuti alla maglia azzurra. In una parola per i risultati ottenuti da quando esiste il calcio moderno.
Il professor Giandomenico Sacco sostiene: «Il Genoa è una fede cieca (ed io aggiungo anche: un poco necrofila); la Sampdoria per contro è motivazione consapevole».
Per questo il suo pubblico e quello di Garrone è in continua ascesa soprattutto grazie ai giovani che sanno scegliere e che non amano soffrire amare delusioni ormai ricorrenti da oltre mezzo secolo.