UNA SCELTA POLITICA E SENZA PIETÀ

Ufficialmente la decisione è stata presa dal vicariato di Roma, cioè dal cardinale Camillo Ruini. Ma è del tutto improbabile che su una vicenda così delicata e rilevante non sia stato interpellato Benedetto XVI: la scelta vaticana di non concedere i funerali religiosi a Piergiorgio Welby assume così un peso e una gravità enormi, e non solo dal punto di vista religioso.
Non intendo discutere gli articoli del Catechismo, citati nel comunicato per giustificare la decisione. Do per certo che forniscano tutte le necessarie pezze d'appoggio dottrinali e burocratiche necessarie a rendere tecnicamente ineccepibile la scelta della Chiesa. Ma è proprio questo richiamarsi a un testo normativo che suscita lo sgomento dei non credenti e - forse soprattutto – di moltissimi credenti. Quando ci si trova di fronte a scelte morali di questa portata, come negare i funerali religiosi al cristiano Welby, non credenti e credenti si aspettano che la Chiesa si ispiri prima di tutto alla caritas e alla pietas che sono alla base del cristianesimo, anzi sono il cristianesimo stesso. Carità e pietà cristiana esigono – senza discussione – che si perdoni un uomo che ha tanto sofferto, e che ha deciso di non soffrire più. Ci si aspetta che anche – e soprattutto – la Chiesa abbia rispetto per il suo dolore e la sua volontà.
Invece di una decisione cristiana, il Vaticano ha preso una decisione politica, come appare evidente dallo stesso linguaggio del comunicato. Nel quale l'espressione di massimo rispetto per Welby sta nel definirlo «il defunto dott.», così tipico di una pratica burocratica. Si specifica, poi, che i funerali religiosi vengono negati perché «era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del dott. Welby di porre fine alla propria vita». Il messaggio politico, e non cristiano, è che non ci sarà nessuna tolleranza per i casi di eutanasia, più gravi dei casi di suicidio, «nei quali si presume la mancanza di condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso»: e che per di più, è sottinteso, comportano la partecipazione di altri individui al «peccato» di morte voluta, se non addirittura il consenso dello Stato. La Chiesa ha aggiunto dolore al dolore della famiglia Welby, insomma, per dare un avvertimento esplicito a credenti e non credenti, ma soprattutto al Parlamento che dovrà legiferare in proposito. Il messaggio, tradotto in termini laici, è: tolleranza zero. Un'espressione comprensibile se usata contro la criminalità, ma che suscita sgomento se applicata alla morte di un essere umano e al dovere di uno Stato di provvedere al benessere dei cittadini, e non alla salvezza della loro anima. Il caso Welby ha dimostrato che il benessere di un cittadino può consistere anche nell'assisterlo clinicamente nella sua volontà di morire.
Trovo del tutto lecito, che in questo come in altri casi (aborto, cellule staminali), la Chiesa intervenga nel dibattito politico con il suo peso religioso e la sua capacità di lobby. Ma suscita sgomento e ripugnanza che per farlo usi anche il rigore esemplare della non-carità, della non-pietà. Immagino che da parte cattolica si sosterrà, per giustificare la decisione, il principio del non «dare scandalo», perché questo ha voluto fare Welby con la sua volontà «ripetutamente e pubblicamente affermata». Il suo però era uno scandalo civile, per difendere il diritto di tutti a morire quando la vita non è più sopportabile. Welby amava la vita, non la morte, e per questo ha scelto la morte. Il desiderio, suo e della famiglia, di avere funerali religiosi conferma che amava la vita anche oltre la morte. È stata proprio la Chiesa a dare lo scandalo maggiore negando loro questo passaggio di amore da una vita all'altra.
Quando mi interrogo sulle caratteristiche di un possibile Dio – capita spesso, ai non credenti – mi chiedo quale possa essere la sua principale caratteristica. E la risposta è sempre la stessa: l'amore per la vita, visto che l'ha creata. Welby, morendo come è morto, ha dimostrato di amare la vita più di qualunque cosa, e per questo sono convinto che anche il Dio dei non credenti, oltre quello «buonissimo e perfettissimo» dei credenti, l'abbia già accolto a braccia aperte. Anche senza funerale religioso e ben prima della «preghiera della Chiesa per l'eterna salvezza del defunto», come recita il comunicato.
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