La scelta di Prodi: «Troppe tragedie: ingressi più facili»

Emiliano Farina

da Roma

Il centrodestra attacca sulla mancata applicazione della Bossi-Fini e la sinistra radicale risponde con la richiesta di abrogazione. Il governo sostiene che «non bisogna far partire i clandestini dai loro Paesi d’origine», dice il premier Romano Prodi, e promette di «facilitare gli ingressi legali in Italia».
L’ennesima strage di extracomunitari annegati davanti alle coste della Sicilia è un macabro invito al confronto sul tema dell’immigrazione. Magari per passare dalla politica delle parole a quella dei fatti. Al momento le ricette sono due. La prima è quella dell’opposizione. «Rivedere la Bossi-Fini», propone Isabella Bertolini (Fi) «nel senso di applicarla fino in fondo perché è stata sabotata dal centrosinistra: siamo già alla totale ingovernabilità».
Roberto Calderoli si affida a Omero. «Mentre il resto d’Europa prepara le trincee per tutelare i confini», accusa il parlamentare leghista, «il nostro governo sta costruendo un cavallo di Troia per far entrare gli immigrati irregolari in tutto il continente. Prodi sta devastando il Paese». Più pacato il parere dell’ex ministro dell’Interno, Beppe Pisanu: «Non c’è alcuna chiusura su eventuali ritocchi della legge sull’immigrazione - spiega sul Sole 24 Ore - ma occorre la massima severità nei confronti di trafficanti di esseri umani e maggiore attenzione sulla riduzione dei termini per avere la cittadinanza italiana». Dall’Osservatorio sociale arriva un’analisi della situazione più decisa: «I veri responsabili dei continui sbarchi a Lampedusa sono la possibile sanatoria e la cittadinanza facile», sostiene il presidente Luigi Camilloni, «e c’è il rischio che gli sbarchi raddoppino entro la fine del mese». La ricetta del centrosinistra ha tutto un altro sapore. «Bisogna abrogare la Bossi-Fini e chiudere i Cpt», ribadiscono Paolo Cento (Verdi) e Marco Rizzo (Pdci), «le tragedie del mare sono frutto di questa legge. Se siamo la meta ideale per gli sbarchi - accusa Rizzo - probabilmente è perché sono ancora attivi quei “patti con la Libia di Gheddafi”». Sulla stessa linea i capogruppi Pino Sgobio (Pdci), Angelo Bonelli (Verdi) e Mauro Fabris (Udeur). Per il presidente del Senato, Franco Marini, «serve integrazione e non difesa». Per Prodi «i clandestini non devono partire: ho chiesto più volte interventi a livello europeo».
Dalle colonne di Repubblica il ministro della Solidarietà sociale, Marco Ferrero, conferma la linea seguita fino ad oggi: «Barriere e chiusure alimentano l’immigrazione clandestina: ci sono trenta milioni di giovani africani con la speranza di raggiungere l’Europa».