La scelta di Tronchetti: Telecom si fa in tre

Contatti del gruppo con la Consob: possibile la sospensione dei titoli. La soluzione del problema debiti e l’ipotesi di una cedola straordinaria

Marcello Zacché

da Milano

Da domani Telecom Italia si fa in tre e non sarà più la stessa. Il colosso italiano delle tlc, fisse e mobili, andrà in soffitta. La tecnologia, la regolamentazione, il mercato e pure i debiti aprono la strada a una nuova realtà: media company, si chiama in gergo. E significa un gruppo che offre contenuti multimediali (su video, su internet) attraverso la rete fissa (Adsl). Più tivù, che telefono. Chiudendo per sempre la partita del mobile: addio a Tim, che sarà ceduta. Mentre la rete fissa verrà a sua volta scorporata e separata da Telecom.
Il cda della società guidato da Marco Tronchetti Provera è convocato domani pomeriggio nella sede milanese della Pirelli (principale azionista di Telecom tramite Olimpia, che ha il 18% del capitale) per approvare la semestrale, ma anche per esaminare una rivoluzione societaria. Per questo il weekend è stato fitto di contatti anche con la Consob, in vista di un possibile comunicato da emettere prima della riapertura della Borsa, con la possibile sospensione dei titoli Telecom e TiMedia.
L’operazione consisterebbe in un processo di societarizzazione attraverso il quale il gruppo Telecom da uno si farà trino: Tim, incorporata meno di due anni fa, tornerà a essere una società a sé stante, controllata al 100% da Telecom. Idem per una nuova entità, la Rete, che nella sua globalità (sia l’infrastruttura, sia il cosiddetto ultimo miglio) diventerà anch’essa una società controllata al 100%: un passaggio che prepara il terreno a quella separazione dalla rete che potrebbe diventare la condizione regolamentare e negoziale necessaria per muoversi da player importante nel settore dei media. Mentre a monte Telecom Italia si trasforma nel «cervello» del gruppo, tenendo tecnologia (Adsl), contenuti (i contratti di fornitura) e clienti (25 milioni di abbonati).
La tripartizione sarà propedeutica a un altro passaggio: Tim verrà ceduta con i suoi 12 miliardi di fatturato, 20mila dipendenti e un po’ di debiti. È questo lo «step» più finanziario dell’operazione perché con la cessione di Tim Tronchetti conta di centrare due obiettivi: risolvere il problema del debito che grava su Telecom (41,3 miliardi) sia spacchettandolo in Tim, sia rimborsandone un po’ con parte delle risorse ricavate dalla cessione stessa della telefonia mobile. Mentre il restante finirà nelle casse di Telecom per poter pensare allo sviluppo nella sua nuova veste di media company. Anche se non è escluso che una parte delle risorse generate dall’operazione finiscano in un dividendo straordinario per Olimpia, per rimborsare una quota dei suoi 3,4 miliardi di debiti.
Nel considerare l’assetto finale della nuova Telecom nella versione media company non va dimenticata TiMedia, la società televisiva controllata al 69% a cui fanno capo La7, VideoMusic e il digitale terrestre. In pratica la «terza gamba» del gruppo, in attesa di conoscere gli sviluppi regolamentari (riforma della legge Gasparri) in base ai quali verrà messa a punto la strategia di Telecom. Ed è questo il terreno in cui giocherà la sua partita Rupert Murdoch, attraverso quell’intesa con Tronchetti sui contenuti che i due stanno cercando già da tempo e che rappresenta un complemento essenziale del nuovo disegno.