La scelta di vita di Sheva: «Riprendetemi»

nostro inviato a Londra

Sheva ha un chiodo fisso. Si chiama Milan e continua a martellare amici, conoscenti, dirigenti, ex sodali, nel tentativo disperato di rientrare a Milanello. «Io penso sempre al Milan» detta all’intervistatore televisivo di turno. In concreto fa molto di più: passa l’intera serata del martedì a cena con i suoi ex compagni, detta alcune «dritte» calcistiche sull’Arsenal non molto ascoltate e il mercoledì notte, dopo la sfida dell’Emirates «s’inbuca» sul torpedone rossonero per tornare nella city londinese. Nell’estate del 2007 Sheva si presentò ad Arcore, parlò ripetutamente con Galliani, non se ne fece niente per la cifra reclamata dal Chelsea e per la tiepida accoglienza registrata nello spogliatoio.
A Miami, durante le vacanze estive, incontrò Maldini e Nesta, ma non ebbe il coraggio di affrontare lo spinoso argomento. «Altrimenti - fece sapere il capitano - gli avrei spiegato senza problemi il mio punto di vista». Adesso, con Ronaldo sotto i ferri, due pareggi senza gol di fila (Parma e Arsenal), e un mercato tutto da impostare, Sheva torna all’assalto. Vuole chiudere la carriera al Milan e fermarsi a Milano. E l’inglese per i figli? Già studiato. Per preparare il terreno scrive un editoriale sulla Gazzetta dello Sport, tiene contatti con altri cronisti amici e sul proprio stato fisico rassicura: «Con Milanlab tornerei in forma nel giro di tre mesi». Evidente: le notizie di stampa sull’interesse per Drogba lo fanno diventare pazzo. Pazzo di gelosia. Al Chelsea nessuno lo considera più, Adriano Galliani per il momento resiste alle pressioni: non sbatte la porta in faccia ma non sottoscrive nemmeno garanzie. C’è il nodo dello status giuridico (extra-comunitario) da sciogliere. «Adesso vediamo»: con questa frase il congedo nella notte di mercoledì tra il Milan e Shevchenko.