Le scelte di Musso fanno ancora discutere Ma si fa largo la voglia di dimenticarlo

Caro Lussana, ho letto il 17 agosto l’intervento del sen. professor Enrico Musso che lancia la proposta di un dibattito sull’attuale legge elettorale nelle pagine «genovesi» de il Giornale, criticando aspramente questa legge rivolgendosi a te e alla grande famiglia del tuo giornale.
E si firma senatore Pli nel Gruppo Udc.
Ho letto anche gli interventi successivi che concordano con quanto avevo subito pensato.
Spero e mi auguro che nelle poche pagine di cronaca genovese (tolta la pubblicità, le grandi fotografie, ecc.) non venga sottratto spazio per un dibattito che vorrebbe innescare questo campione liberale, che nel suo intervento cerca di giustificare le sue scelte e la sua supposta convenienza personale nell’essere stato eletto nelle file del Pdl. Enrico Musso non è più credibile come politico e mi domando ancora una volta perché non torna all’Università, non lascia libero lo scranno in Senato e nel Consiglio Comunale, non ci lascia in pace con le sue mene, brighe e giravolte dialettiche e partitiche. Un po’ di umiltà gli ci vorrebbe, ma chi si crede di essere? Abbiamo sbagliato tutti a votarlo, adesso vuole anche un dibattito «liberale» sulle pagine di un giornale che non ha molto spazio per la cronaca della nostra città. Uninominale o porcellum, tanto la Costituzione non vincola il mandato ai parlamentari, lui ormai fa parte di quelli che giustificano il cambio di bandiera. E questo atteggiamento non è liberale, si legga Prezzolini nel Manifesto dei Conservatori del 1971.
Un cordiale saluto

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Caro Massimiliano, ho letto con attenzione il bell’articolo di Alberto Clavarino e mi sorge spontanea una domanda rivolta al pubblico de il Giornale.
Vorrei lanciare un sondaggio di opinioni fra i lettori sul contenuto del contributo. Per i Parlamentari che cambiano casacca nel corso della legislatura obbligo di dimissioni dal seggio di Parlamentare. Mi dispiace per il dipietrismo imperante oggi di natura trasversale, raccolta firme da parte di parlamentari di varie estrazioni culturali, molto moralista nel guardare nella casa degli altri, ma un po' miope per quella che è la propria realtà. Delle serie basta con i Gruppi Misti e con il traghettamento in Gruppi Parlamentari diversi da quello d'origine, che tradotto in soldoni significa la Sovranità torni al Popolo (e ai partiti) e fine dei «trasferimenti di legittimità» a babbo morto al Parlamentare eletto.
Ciò vale sia per una lista bloccata (sistema attuale) che, a maggior ragione, per la preferenza.
Gian Luca Fois

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Caro Massimiliano, sono assolutamente d'accordo con la proposta del Sen. Musso di tornare, almeno, alla Legge «Mattarellum»: sono i cittadini che hanno il diritto/dovere di poter eleggere i candidati al Parlamento, nella pienezza democratica.
Così come concordo con Marco Marchionni: quello che va eliminato, oltre alla Legge «Porcellum» è il sistema politico in sé basato ormai da troppo tempo sul «dio denaro».
La politica non deve essere un mercato!
La politica dei nostri padri era un carico di ideali, di destra e di sinistra, di credenti e atei, di conservatori e progressisti, ma ideali nati da battaglie, da lotte, da confronti e scontri che alla base avevano la saggezza ed il rispetto gli uni degli altri, così come dei cittadini/elettori.
Tutto questo oggi non c'è più, seppellito da personalismi, falsi ideali, rampanti privi di idee e di ideali, spesso anche inadeguati a ricoprire ruoli di potere ma dai portafogli empi di euro.
Ed in questo contesto ci troviamo di fronte ad una sinistra che fa proclami di giustizialismi fatui vestita in abiti «radical-chic», con idee semplicemente affaristiche, piena di arroganza, che ricorda molto i Sacerdoti del Tempio, all'epoca di Cristo.
Questo è il momento che il centro-destra deve capire che è necessario abbandonare questa barca farisea e scendere tra la gente, che è stanca di subire il qualunquismo e l'indifferenza di una classe politica mercenaria e di pagare prezzi alti per questa politica che è vergognosa e millantatrice del giusto.
La gente oggi come oggi chiede solo di essere sostenuta e garantita. Tornare al sociale, secondo l'antico concetto della destra storica, non significa né tornare al fascismo né abbracciare il proselitismo dell'assistenzialismo a tutti i costi: tornare al sociale significa, oggi, abbandonare la dottrina dei mestieranti e tornare ad essere politici veri.
Come sempre, il mio più cordiale saluto.
Maria Ceroni
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Caro Massimiliano, e l'alternativa dov'è?
Quotidianamente sulle tue pagine de il Giornale leggo che si vorrebbero tutti, ma proprio tutti adagiati in quell'ambita poltrona di Sindaco alle prossime ed imminenti elezioni comunali di Genova; ma non lui; lui, Enrico Musso.
Dio ce ne scampi e liberi per carità, sembra d'intuire dall'eterno mugugno che traspare dalle parole dei tuoi lungimiranti scrittori che ne criticano l'eventuale candidatura, e perché no, anche il loro personale grido di dolore nel qual caso «Lui» possa vincere.
Poiché e chissà a quale disastro interplanetario potrebbero andare incontro.
Ma non è forse vero che da quando il mondo è mondo, le teste migliori quando biasimano, valutano o disapprovano per dare un senso logico all'eventuale miglioria da fare, di queste la contornano, per ovvi motivi, di una razionale costruttività o se preferisci chiamiamola pure: alternativa.
Ebbene, qual'è ’sta benedetta alternativa?
Tra poco sarà Natale e subito dopo la primavera (il tempo vola) e di candidature (i nomi perdiana) non ce n'è neanche l'ombra.
Tutti a dire (te compreso), e qualche «giusto» motivo l'avrai pure, peste e corna su Musso, ma pare che il tutto giri sul: «Piuttosto me lo taglio per fare il famoso dispetto alla moglie».
Beh, se questo è fare il bene della città, allora alle prossime consegnamolo pure nelle mani della Vincenzi che tanto bene ha fatto (dice lei) e che tanto bene farà (dite voi).
Ahia, questa frase ti darà sicuramente una bella occasione per bocciare il pallino e magari fare due o tre punti.
Ma non dimenticare che le partite a bocce si giocano sui sedici o sui ventuno, e il tempo per riprenderti c'è.
Ma torniamo a noi.
Ora che Enrico Musso sia un gran simpaticone, beh; forse con gli amici più stretti, ma con i comuni mortali sembra che quasi quasi ti parli dal pulpito (sarà che è abituato a valutare la gente da Professore dell'Università e pertanto fa degli altri un bel mucchio di scolari che gli devono solo stare sull'attenti), ma ragionando senza i «se» e senza i «ma», nonchè riflettendo solo ed esclusivamente sul futuro di 'sta benedetta città, forse che n'abbiamo qualcuno migliore?
Ma ci rendiamo conto di quello che offre il panorama politico ligure?
Altra favorevole bocciata per te Massimiliano, ma attento a non sbagliare la rincorsa dei tre passi, potresti inciampare!
Personalmente che Enrico sappia raccontar bene le barzellette o altro che lo renda estroverso, amabile e aperto, non me ne può fregare di meno, ma quello che ritengo importante è che sappia far girare bene la Superba e non far girare qualcos'altro com'è in voga qui da decenni.
Oramai è finalmente appurato che una città la si debba obbligatoriamente gestire come un'azienda, e dopo trent'anni di pesanti ed enormi «mazziate» sui denti che n'ho sempre ricevuto per averlo detto e cercato di spiegare a 'sta massa di «mugugnoni» (ma non costruttivi), questo dovrebbe insegnare loro che ad un colloquio di Direttore Generale d'azienda, solitamente non vengano mai richieste delle novelle o storie divertenti, ma solo ed esclusivamente quello che sai e che puoi fare per migliorare l'ambaradan.
Molti sostengono che Enrico Musso abbia tradito il Pdl andando contro al loro volere delle votazioni al Senato (che guarda caso vengono imposte con messaggini sui cellulari dal capo «branco» alla moda del fai così e non se ne parla nemmeno), tanto per dare un valore alla parola «libertà» (la terza parola del partito ma complemento di specificazione) così in voga ma tanto bistrattata e «dimenticata» quando questa serve davvero.
Un po' come quell'altra, la meritocrazia; che non passa giorno che qualcuno non la menzioni a vanvera.
E poi non sarà per caso che siamo noi (chi come me ha votato da questa parte) ad essere stati traditi da un programma che è rimasto solo su carta?
Beh, almeno è stato coerente con le sue idee.
E non dimentichiamo che Enrico Musso ha risposto NO ad un incarico di prestigio nel Governo, se nel qual caso avesse risposto SI ai quei messaggini così liberali.
Quanti di questi signori che adesso gli "sparano" contro avrebbero fatto la stessa cosa?
Ma per carità, per pietà e che la finiscano un po' con 'sta ipocrisia.
E poi avrei ben altro da dire ma la termino qui sennò facciamo notte.
E poi se Enrico Musso non va bene, si dia almeno un'alternativa migliore a questa città, ma se tanto mi da tanto, bisognerebbe espatriare per trovarne un altro di questo valore.
Quindi, basta scrivere qualcosa senza consigli o suggerimenti tanto per fare i piacioni e seguire la moda che fa tanto «chic» di questi tempi.
I nomi, perdiana, i nomi e poi li confrontiamo, anzi, lo facciano tra di loro e noi di nascosto staremo a vedere l'effetto che fa e valuteremo.
P.S.: Da un vecchio e saggio detto fijiano: «Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee».
Questo per dire che io sto con Genova (anche se la mia opinione può contare poco), e mai sarò contro questo o quell'altro, chiunque esso sia, ma che sia il migliore (non con una mela ma con due idee) e che segua un buon programma fino al suo fondo. Soprattutto se ha quello del turismo (programma) ch'è molto buono. E qui, se vai ben a vedere, non è che ci sia molto altro da fare per toglierci definitivamente dalla... bratta.
Luciano Ardoino