«Uno scempio al Pincio»

Italia Nostra non ci sta. Pensa che «Roma sia senza tutela e senza anima dal punto di vista urbanistico» e continua la sua battaglia. Lungo l’elenco delle opere in via di realizzazione in città, definite «scempi ambientali», causa di «rovina del patrimonio archeologico della capitale». A cominciare dal parcheggio del Pincio. Ieri l’associazione ambientalista ha presentato un esposto alla Procura, «affinché verifichi la presenza in quel progetto di eventuali violazioni di norme dell’ordinamento giuridico italiano e internazionale». Nel documento viene messo in evidenza il rischio di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico. Si teme, in particolare, che lo svuotamento della collina possa compromettere le rampe ellittiche del Valadier. Per il presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana, l’idea di creare 719 posti auto, sotto la collina del Pincio rappresenta un «crimine contro Roma», che, fra l’altro, «non risolve il problema del traffico nel Tridente, ma lo attira. Siamo ancora in tempo, il cantiere non è ancora aperto. Ci affidiamo alla saggezza delle istituzioni». Nell’esposto si parla anche di un sondaggio archeologico, realizzato dal 27 agosto al 4 ottobre 2004 a piazza Napoleone I, durante il quale lo studioso americano Allan Ceen ha documentato fotograficamente la presenza di una domus romana. In più, Italia Nostra chiede all’autorità giudiziaria di «verificare se è stata rispettata la procedura da seguire per la valutazione di impatto ambientale. Avevamo presentato la proposta di raddoppiare il parcheggio del Galoppatoio di Villa Borghese, ma anche di utilizzare spazi a Valle Giulia». Proposte non prese nemmeno in considerazione da parte del Comune. Ora bisogna attendere la risposta della magistratura. Intanto, ieri, il consiglio comunale ha approvato il progetto che prevede la costruzione del Museo del Giocattolo a Villa Ada, opera per la quale il Comune spenderà oltre 8 milioni e che ha sollevato non poche critiche da parte della stessa Italia Nostra, ma anche del Wwf, i cui esponenti si sono presentati in Aula, per esprimere il loro dissenso. «Il museo non sarà per i bambini ma per i collezionisti, che potranno ammirare 10mila giocattoli provenienti dalla Scandinavia - dice Mirella Belvisi di Italia Nostra -. Lo scegliere una villa storica, poi, appare come un atto di prevaricazione nei confronti dei tanti cittadini che si sono opposti». Il progetto prevede che nel sotterraneo sarà costruita una caffetteria e non i laboratori didattici per bambini, che verranno posti nelle ex scuderie. Contro la delibera approvata dal consiglio, il Wwf e Italia Nostra hanno deciso di ricorrere alla magistratura «per chiedere chiarezza».