Di scena il balletto sulle canzoni di Renato Zero

Alessandra Miccinesi

Nei giardini che nessuno sa, I migliori anni della nostra vita, Il Carrozzone sono i titoli di alcune canzoni-manifesto di Renato Zero, scritte tra il ’70 e il ’90 dal re dei sorcini, che il coreografo Marco Realino ha usato per tessere la trama dello spettacolo originale In Volo con Zero. Su questi testi, sacri per il popolo degli zerofolli, dodici solisti della compagnia Euroballetto attraverseranno la scena a passo di danza (e in punta di piedi) trasformando il viaggio reale in volo emotivo. Più che il gesto tecnico e la purezza dello stile, infatti, conteranno l’espressività e la fluidità del corpo libero da schematismi. L’operazione artistica, in scena al teatro Greco da stasera al 13 dicembre, è stata benedetta dal fan club ufficiale dell’artista nato in via Ripetta e cresciuto alla Montagnola. «Siamo orgogliosi di partecipare a un’iniziativa che vede le musiche di Renato protagoniste - scrive Giampiero Fiacchini su zenzero.it -. Sarà emozionante prendere parte a questo Volo aperto a quanti amano la danza, la musica, il teatro. In una parola, l’arte». Quella stessa arte sorgente di creatività e commistioni che da quarant’anni nutre Renato Zero, e che puntualmente esplode sul palco durante i magici eventi-live allestiti negli stadi, quando il movimento coreografico diventa valore aggiunto alla melodia. Non è un caso che le più belle canzoni di Renato oggi vengano usate come contrappunto in un balletto. Successe nel ’99, quando sul palco di Cantiere Fonopoli danzarono sia Carla Fracci che i Momix.
«Il segreto di Zero? Il suo lavoro, che è sempre vivo e radicato nella realtà anche quando dà libero sfogo all’immaginazione - dice Marco Realino -. La sua forza, la creatività, il suo andare oltre il personaggio: sono state queste le cose che mi hanno convinto a cambiare idea su Renato. All’inizio, lo confesso, non mi piaceva. Poi ho riascoltato le canzoni: mi ha colpito la sincerità del suo messaggio. È un uomo che sa parlare con tutti» confessa il coreografo, non nuovo a esperimenti tesi a rintracciare il legame tra danza e canzone italiana. «Nel 2000 usai come colonna sonora di un altro spettacolo la Buona novella di Fabrizio De André. Un autore più vicino alle mie corde». Stavolta è sulla poesia popolare di Spiagge, Cercami, e Il cielo, che Realino proverà a imbastire un emozionante tessuto di corpi danzanti pronti a spiccare il volo dalla realtà. Destinazione: il sogno.