In scena il Principe della Gioventù Rinascimento in stile Broadway

Broadway è dall'altra parte dell'oceano, ma manca tanto così per stendere la mano e toccarla. Questa perlomeno è la certezza di un grande compositore come Riz Ortolani. Più di duecento colonne sonore per il cinema composte in carriera - tra cui i più celebri film dell'amico Pupi Avati, il mitico «Il sorpasso» di Dino Risi e una nomination Oscar all'esordio giovanile nel 1962, per il film-documentario «Mondo Cane» di Paolo Cavara - il pesarese Riz Ortolani ha detto a sé stesso che, a settantasei anni, non era troppo tardi per realizzare un musical che rivendicasse con orgoglio la tradizione storica italiana, e sfidasse il musical americano ad armi pari. Questo avveniva nel 2007, quando il suo «Il Principe della Gioventù» veniva scritto e portato in scena, per una prima «embrionale», alla Fenice di Venezia. Oggi, dopo una minuziosa opera di levigatura nelle musiche, nelle scenografie (di Gianni Santucci) e coreografie (di Joey McKneely, 31 ballerini in scena), quella stessa opera musical - affidata alla regia di Pier Luigi Pizzi - ha realizzato a Milano, al Teatro degli Arcimboldi fino al 14 maggio (ore 21, info 02-641142213), il suo vero debutto mondiale. D'altronde, Ortolani non è uomo e artista capace di stare con le mani in mano, difatti rivela di essere già pronto a riempire lo spartito per il cinema: «Pupi Avati - spiega - mi cerca per il suo ultimo film, il cui titolo dovrebbe essere “Il figlio più piccolo“: tra i protagonisti c'è Laura Morante, che dovrebbe anche cantare un brano. Con Pupi l'intesa è perfetta, da anni». Al cinema, Ortolani probabilmente non rinuncerà mai, anche se qualcosa da dire, sullo stato di salute della musica per film in Italia, ce l'ha: «Non farò nomi - punge - ma molti miei colleghi vivacchiano. Io in tutte le mie colonne sonore ho sempre cercato di non ripetermi. Sa cosa diceva quel cattivello di Stravinskij su Vivaldi? Che aveva scritto cinquecento volte lo stesso concerto, e aveva avuto fortuna. Ecco, alcuni miei colleghi hanno scritto cinquecento volte la stessa musica. E gli è andata bene». Nel suo «Il Principe della Gioventù» il palcoscenico si riempie della sontuose visioni di una Firenze rinascimentale, sul finire del XV secolo. É la Firenze «centro dell'universo» artistico e politico, nelle mani di Lorenzo de' Medici detto il Magnifico: soprattutto, è la Firenze nei giorni della celebre Congiura dei Pazzi, l'ultimo tentativo da parte di un clan rivale di poter strappare il potere ai Medici. La congiura portò alla morte il fratello di Lorenzo, Giuliano (assassinato a pugnalate durante una messa), ma permise al Magnifico di por mano alla sua resa dei conti. Amore, passione, sangue e politica: è questo lo scenario che ha ispirato Riz Ortolani insieme con gli autori delle liriche Lorenzo Raggi e Mae Kroville. «La storia racconta del rapporto tra i fratelli Giuliano e Lorenzo, delle loro differenze, e dell'amore impossibile tra il primo e Fioretta Gorini, figlia di un umile mercante di stoffe - spiega Riz Ortolani -. Giuliano è il principe del titolo dell'opera: guadente, affascinante, era Poliziano a definirlo così, il Principe della Gioventù, appunto. E infatti io racconto di una Firenze popolata da un gruppo di giovani ricchi, belli, passionali, che bruciano per amore e per il potere. Qualche tempo fa, parlando dell'opera, il famoso giornalista Larry King mi diceva che i due fratelli Medici anticiparono, in qualche modo, i fratelli Kennedy. Corsi e ricorsi della storia umana». Perchè gli uomini, non cambiano mai.