In scena il puparo Camilleri

Il puparo è sempre presente con la sua voce inconfondibile che introduce ogni scena dello spettacolo e si chiama Andrea Camilleri, poligrafo debordante e superbo uomo di teatro. La folla di personaggi, anzi la folla di pupi è nelle sue mani, quelle di un burattinaio che con grande amore del grottesco tira le fila. Ne «Il birraio di Preston» siamo sempre in Sicilia, ma non c'è il commissario Montalbano, i fatti sono reali, documentati dall'inchiesta Franchetti-Sonnino sulle condizioni socio-economiche della Trinacria del secondo Ottocento. «Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa» è l'incipit che Camilleri usa per il suo Birraio, riportandosi all’originale «Era una notte buia e tempestosa» di Edward Bulwer Lytton, dando inizio così al racconto del fattaccio vero dell'inaugurazione del Teatro di Caltanissetta (qui trasferito nell'immaginaria Vigata), dove un cocciuto toscano impone contro il volere della popolazione un modesto melodramma di tal Ricci, «Il birraio di Preston», appunto. Una vicenda raccontata con beffardo gusto del paradosso comico al quale Camilleri ricorre per descrivere l'assurdità di quel mondo e che nell'adattamento teatrale firmato da Giuseppe Dipasquale diventa uno spettacolo dalle mille sfaccettature. La traduzione teatrale tradotta in una paratattica successione di quadri ha un andamento che ricorda le «illustrate» storie dei cantastorie dell'isola. La complessità del romanzo che fa della sua articolata struttura la sua forza, sul piano teatrale diventa la sua debolezza in quanto il mantenimento di tale struttura ha un effetto più avvincente sul piano narrativo rispetto a quello teatrale, per cui il risultato lascia perplessi. Personaggio fondamentale in tutta la recita è l'Autore, ponte tra teatro e letteratura, narratore della storia e allo stesso tempo interprete, sotto il cui sguardo ironico gli attori si giostrano ognuno tra più personaggi. La sua figura funziona da fil rouge e Pino Micol svolge questo ruolo con grande sapienza attorale e grande padronanza di scena. Spettacolo in cui si ride, ma in alcuni punti si fa fatica a seguire l'intreccio narrativo anche perché a fatica si diventa complici dei protagonisti a causa di una recitazione modesta ma troppo urlata da parte della Compagnia del Teatro di Catania.