In scena sul palco la politica vista con gli occhi di un bimbo

(...) primi rudimenti dell’educazione civica e della Costituzione. E ha capito che il governo è scelto dagli elettori. Ma suo papà Paolo, che pure è una persona assolutamente paziente e ferrata in questioni giuridiche, non è riuscito a rispondere alla domanda: «Quindi anche questo governo nuovo che hanno fatto in Italia è scelto dagli elettori?».
Ecco, a me la politica che piace è quella che racconta Matteo, quella che viene dalla sua domanda, quella dove chi vince, vince; chi perde, perde e chi non partecipa, non partecipa. E, credetemi, da quello che ho sentito in questi giorni, è la stessa politica che piace ai nostri lettori e a tantissimi elettori. Non necessariamente di centrodestra.
Perché qui sta il punto. Se Nichi Vendola vince le elezioni, magari potrò non essere entusiasta, ma mai mi passerebbe per la testa di dire che Vendola deve essere sostituito da un tecnico perché io non l’ho votato. E allo stesso modo avrebbe dovuto accadere con Berlusconi, nonostante tanti errori e tante scelte sbagliate.
Anche perché i mercati hanno abbondantemente dimostrato - persino al di là di quanto credevo io, lo ammetto tranquillamente - che Berlusconi e il governo con lo spread e la Borsa c’entravano come i cavoli a merenda. Insomma, non è una questione di centrodestra o di centrosinistra. È una questione di democrazia. E mi fa piacere che, fra le tante adesioni che stanno arrivando, ce ne siano anche alcune che vengono da altri mondi rispetto a quello dell’ex maggioranza di governo: il tesoriere regionale del Pd ed assessore al Bilancio a Santa Margherita Ligure, come sempre il migliore dei suoi, sarà al teatro della Gioventù come «osservatore interessato»; il capogruppo in Regione di Rifondazione comunista-Federazione della Sinistra Alessandro Benzi, persona perbene, intellettualmente onesta e capace di smarcarsi da Burlando sulle cose importanti, come ha dimostrato sul caso Galliera, sarà presente personalmente o, nel caso in cui un impegno precedente non glielo permettesse, almeno con un intervento. E di questa partecipazione lo ringraziamo moltissimo.
Perché è proprio questo lo spirito con cui gli «Amici del Giornale», il nostro direttore Alessandro Sallusti, io stesso e i tre esponenti del Pdl che ci hanno messo la faccia (e i soldi per la sala, soldi personali, non soldi dei gruppi consiliari) Gianni Plinio, Matteo Rosso e Marco Melgrati, hanno organizzato l’incontro di oggi. Non «contro» qualcuno, non per augurare sfortune al governo Monti, ma solo «per» la democrazia, «per» il rispetto della sovranità popolare, «per» incontrare gli elettori che, dopo essere stati espropriati della possibilità di scegliere i parlamentari, ora si trovano anche con un governo senza nemmeno un rappresentante eletto dal popolo.
Ogni giorno - nonostante una certa parte del Pdl «ufficiale» e anche tanti pasionari e pasionarie a targhe alterne tacciano e in qualche caso addirittura facciano il tam tam per non esserci - arrivano nuove adesioni. E il bello, come sempre quando c’è in ballo la famiglia del Giornale, è che si giustificano addirittura perché non ci saranno: ieri, ad esempio, ho ricevuto una bellissima telefonata da Giò Barabino un nostro carissimo lettore di Gemonio, in provincia di Varese: «Oggi è uno di quei giorni in cui non essere a Genova mi pesa di più, perché sarei venuto sicuramente al Teatro della Gioventù». E, come lui, tantissimi altri. Elettori del Pdl, ma anche esponenti della Lega (ci sarà, ad esempio, il capogruppo in Regione Edoardo Rixi), consiglieri comunali come Stefano Balleari, nuovo ingresso di oggi, ma anche persone di ogni colore che hanno a cuore la democrazia. E ringrazio anche Roberto Bagnasco per la civiltà della lettera in cui spiega la sua posizione dovuta solo a lealtà di partito.
Eppure, penso che a Rosso, Melgrati e Plinio il Pdl dovrebbe fare statue equestri nelle sedi di partito e anche per le strade. Perché rappresentano l’anima del loro elettorato, non solamente la pancia. E, forse perché sono abituati ad essere eletti (o non eletti, è capitato anche questo, ma è il gioco della democrazia) con le preferenze, sono in sintonia con coloro che rappresentano.
Soprattutto, stasera, la parola sarà alle persone vere. Non ci saranno i comizi dei maestrini e delle maestrine dalla penna azzurra che ci spiegano come va il mondo ma - sia pure con tempi limitati - potrà parlare il pubblico. Il popolo della libertà. Senza la maiuscole e le virgolette e, magari, in qualche caso anche di sinistra. Ma, proprio perché senza maiuscola e virgolette, molto più vero.