In scena la tragedia della vecchiaia

«Giovanna d’Arco di Borgovecchio» scritto e diretto da Gianni Guardigli è un viaggio nei pensieri di un’anziana

Ariela Piattelli

Ritrovarsi in vecchiaia soli, tra ricordi e riflessioni, e capire che forse, alla fine di questa vita non si è compreso poi tutto. «Giovanna d’Arco di Borgovecchio», in scena al Teatro Tordinona fino al 22 gennaio, scritto e diretto da Gianni Guardigli, propone un viaggio nei pensieri di una vecchia signora siciliana.
Sul palco una sedia, da dove prende le mosse il monologo di quest’anima in solitudine, interpretata magistralmente da Giampiero Cicciò, che ricorda con la sua mimica i più grandi talenti del vecchio cinema comico, dove spesso dietro il sorriso si nascondeva un senso di nostalgia. Ed è proprio l’alternarsi di comicità e tragicità a stabilire il ritmo del monologo, i ricordi di gioventù, le speranze riposte in un nipote cresciuto da lei, a suon di messe domenicali, che ha preso una strada «diversa» («Perché lui è un artista!»).
Ogni notte alla vecchia appare in sogno un’Ecuba che la esorta a «fare pulizia», e lei con il suo sacco di ceci e fagioli dedica le sue giornate a dividere i semi cattivi da quelli buoni, un gesto che ha il sapore del mitologico, come se con il passare degli anni la donna avesse appreso la facoltà di distinguere il bene dal male. Ma il confine che divide i due mondi nel monologo si fa sottile, e la sua voce, che con l’interpretazione di Cicciò acquista il fascino di uno strumento musicale, accarezza pensieri rassicuranti, come la passione per Milva condivisa con questo nipote un po’ strano che imita le donne e che è partito per Roma per fare l’«artista». E nel confronto con la modernità non può mancare la tv che riempie le sue giornate e che le manda messaggi difficilmente decodificabili e citati dalla donna come oro colato.
Biglietti 14 Euro, info 0668805890.