Scenari cupi e spirito tragico in un prodotto di prim’ordine

Maurizio Cabona

Un grosso film americano migliora quando passa per solide mani britanniche. Infatti Batman Begins (letteralmente Batman comincia) di Christopher Nolan, regista discontinuo ma notevole, rompe con gli altri prolissi Batman, precedenti nella realizzazione e successivi nell’ambientazione.
Non è questione di sfondi, che restano sempre quelli: è che il discrimine bene/male sfuma. Ora i personaggi sono tutti avvolti dall’ombra, a cominciare dal principale (Batman significa uomo-pipistrello), che dal male subìto parte per infliggere altro male. Non ci riesce fino in fondo, ma comunque il suo passaggio coincide con - se non è causa di - ampie rovine.
Per metà film con maschera, per metà senza (Bruce Wayne è la sua identità segreta), questo Batman è giustiziere non per giustizia, ma per vendetta. Ragazzino, ha visto un rapinatore uccidergli i genitori, miliardari e buonisti.
Ha così capito, senza leggere Marx o Pareto, la realtà dei rapporti di classe in una Gotham - alias New York - che la crisi economica ha reso ancor più una fogna a cielo aperto, stile Blade Runner. Vi alberga una corte dei miracoli (tutti bianchi, a quel che si vede) che fermenta nei sotterranei, salvo finire all’«Arkham Asylum», manicomio cittadino che evoca orrori lovecraftiani.
Già ricco omicida seriale in American Psycho, Christian Bale è un credibile Batman tragico, che porta la morte ovunque: provoca indirettamente la morte dei genitori; non impedisce la morte di chi (Liam Neeson, inespressivo come sempre) l’aveva salvato dalla prigione. Michael Caine maggiordomo è uno spettacolo a sé in uno spettacolo di prim’ordine.

BATMAN BEGINS di Christopher Nolan (Usa/Gb 2004), con Christian Bale, Liam Neeson. 121 minuti