Scenari Fra inserzioni e dimissioni

È un gioco al ribasso, con la chiazza che si allarga sempre più. Vergogna, rabbia, indignazione. Lo scandalo delle intercettazioni è molto più di uno schiaffo a Murdoch e al suo impero. È marea nera che tira giù, che strozza. L’imperatore oggi non ha più il polso della situazione e trema. Ha paura, si guarda intorno e sente l’odore della solitudine. Rimangono solo le scuse e sperare. Comprare pagine di giornali e chiedere perdono. «We are sorry for the serious wrongdoing that occurred», «Ci scusiamo per i gravi torti commessi». Firmato: Rupert Murdoch. Dieci righe firmate dal tycoon australiano per alzare le braccia, frasi che campeggiavano ieri sui principali giornali inglesi, inserite negli spazi pubblicitari a tutta pagina per chiedere scusa a lettori e cittadini per le intercettazioni illecite. Sullo sfondo restano i danni fatti a politici, a celebrità e a persone comuni. Nella memoria, ancora troppo fresca, restano le parole e le lacrime dell’ex primo ministro britannico Gordon Brown con lo strazio di un figlio malato sbattuto in prima pagina, resta la famiglia di Mily Dowler, la studentessa scomparsa e uccisa nel 2002 a cui Murdoch ha fatto personalmente le sue scuse. Ma non è finita. Trema anche il capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson, che secondo il Guardian, avrebbe tentato di convincere lo stesso giornale (il quotidiano che per primo con le sue inchieste ha messo sotto accusa Murdoch) che la sua copertura del caso fosse esagerata e incorretta e questo senza rivelare che Neil Wallis, ex vicedirettore di News of the World, fosse stato assunto come suo consulente, e già ieri circolavano voci sulle sue dimissioni,
Murdoch si guarda attorno e rilancia. Spera nel miracolo del perdono. «Mi rendo conto che le semplici scuse non sono sufficienti», prosegue il messaggio. «La nostra attività era fondata sull’idea che una stampa libera e aperta debba essere una forza positiva nella società. Ma dobbiamo esserne all’altezza». «Nei giorni a venire, man mano che compiremo passi concreti per risolvere questi problemi e porre rimedio ai danni che hanno arrecato, sentirete ancora parlare di noi. In fede, Rupert Murdoch». Le scosse continuano a propagarsi, fino a raggiungere David Cameron su cui si intensificano le pressioni. Già oggi Murdoch potrebbe anche annunciare che intende risarcire le persone coinvolte. Lo «spot» del Murdoch pentito arriva all’indomani delle ultime clamorose dimissioni del gruppo: quelle del direttore di News International, Rebekah Brooks e quelle di Les Hinton, l’amministratore delegato di Dow Jones, il gigante dei media che pubblica, tra gli altri, il Wall Street Journal. Le scuse pubbliche e i tentativi di Murdoch di farsi perdonare comunque non serviranno a nulla secondo molti parlamentari inglesi. Non solo, secondo il New York Times «Rupert Murdoch è divenuto una figura sempre più isolata non solo in Gran Bretagna ma all’interno della sua stessa compagnia». L’imperatore è solo. Resta Elisabeth, la figlia che si è già candidata alla successione: «James e Rebekah Brooks hanno fottuto News Corp».