«Scendiamo in campo senza vangelo»

Basta un amen per dimenticare che sono preti. Specialmente quando scendono in campo, con la divisa ufficiale della Nazionale italiana religiosi. Sgomitano e discutono, altro che «porgi l’altra guancia». E addirittura una volta, quando hanno sfidato la squadra dei detenuti di Regina Coeli, s’è corso il rischio di non riconoscerli dai carcerati tanta era la cagnara che facevano in campo. Don Leonardo Biancalani, capitano della squadra, ha 36 anni e prima di prendere i voti faceva il dj. Sì, avete capito bene, faceva ballare i Tony Manero e le Sandy di provincia. Poi la «chiamata». Nel fine settimana, con la sua squadra, ha disputato il primo trofeo dedicato a papa Ratzinger. Ma l’esito non è stato «paradisiaco».
Vuole commentare il risultato?
«Che dire…abbiamo perso 5-1. Ma eravamo in formazione rimaneggiata, ci mancavano i frati, quelli che fanno la differenza. Anzi, come dice don Beppe, il vice capitano, i frati sono quelli che fanno i miracoli».
Tipico commento in fotocopia a quelli snocciolati da allenatori e giocatori di serie A. Anche la nazionale religiosi s’è standardizzata?
«Le assicuro che mancavano almeno cinque titolari. Comunque per noi era importante onorare la causa, che è quella d’aiutare i bambini malati».
Un’abitudine per voi.
«Come diciamo ironicamente… ci chiamano per i paesi! Ma ci muoviamo volentieri, perché ogni volta è per un’iniziativa legata alla solidarietà».
A proposito di Regina Coeli: che tipo d’esperienza è stata?
«Bellissima e straordinaria perché mi ha fatto capire che prima d’essere sacerdote si è soprattutto uomini. E questo l’ho raccontato anche nel corso di «Uno mattina»: al termine dell’incontro di calcio con i reclusi uno di loro m’è venuto incontro e s’è raccomandato che quella partita non fosse la prima e l’ultima. In quel momento le posso garantire che mi si è allargato il cuore».
Mi auguro abbiate vinto almeno quella partita. O no?
«Macché, abbiamo perso 8-7…però giocavamo in trasferta!»
È vero che quel giorno a bordo campo c’era anche l’allenatore della Lazio Delio Rossi e che il mister abbia proposto a un paio di suoi compagni di squadra di seguirlo a Formello?
«Così m’è stato detto, so che Rossi s’è divertito. E io le aggiungo che anche nella formazione dei detenuti c’era un bel paio d’individualità».
Se subite un fallo…porgete l’altra guancia?
«Assolutamente no, in campo facciamo i calciatori».