«Scendo in piazza contro chi dimentica Milano»

Forza Italia si dissocia dalla manifestazione di domenica mattina Ma si allunga la lista dei «disobbedienti»

In piazza con la Lega per difendere Milano. Il sindaco Letizia Moratti rompe il silenzio e difende la sua decisione di sfilare domenica in corteo a fianco di Umberto Bossi. Una decisione che ha già provocato molte polemiche. Anche all’interno del centrodestra con Forza Italia che boccia l’iniziativa. Ma al suo interno si agita la fronda di chi domenica ha deciso di disobbedire e scenderà in piazza. Più decise Alleanza nazionale e l’Udc, presenti rispettivamente con il presidente dei deputati Ignazio La Russa e il segretario cittadino Luca Ruffino.
Ma ieri l’attacco più duro al sindaco è arrivato dai banchi dell’opposizione a Palazzo Marino durante il consiglio che ha cominciato la lunga marcia del Bilancio 2008. «Ma si rende conto - le aspre parole del capogruppo del Pd, Marilena Adamo - di essere entrata in una spirale del più a destra, sempre più a destra? Cosa ancor più grave perché lei si è candidata a capo di una lista civica che chiedeva i voti ai milanesi moderati». Preambolo alla richiesta di non partecipare alla manifestazione che si concluderà in piazza Duomo con i comizi di alcuni sindaci del Nord e l’intervento di Bossi. «Cosa c’entra - prosegue la Adamo - un gentiluomo come Paolo Gradnik, capogruppo della Lista Moratti, con gli slogan della Lega? E le ordinanze di Cittadella cosa c’entrano con Milano? Una volta si citava ad esempio Barcellona, il federalismo e l’autonomia della Catalogna. Oggi, con tutto il rispetto, mi sembra che la strada sia in discesa».
Parole che non spaventano la Moratti. Né suscitano in lei il benché minimo dubbio. «Devo difendere la mia città - replica - questa è la mia responsabilità istituzionale. Domenica ci sarò per portare anche la mia testimonianza». Per mandare a casa il governo Prodi come recita lo slogan? «No. Per evidenziare tutto quanto Milano sta facendo di positivo. Ma, soprattutto, le tante manchevolezze e disattenzioni di questo governo nei confronti della nostra città». Esempi? «Gli sgravi sull’Ici, molto maggiori per chi fa pagare di più i cittadini. Così si premiano i Comuni meno virtuosi e si penalizza chi, come Milano, si sforza di abbassare le tasse. E poi le infrastrutture: è vero, riceviamo 150 milioni di euro, ma ci sono altre città che di milioni ne ricevono 500. Per non parlare di Malpensa e il progetto di ridimensionarla: un tema grave per Milano. Anzi, per l’intero Paese». Allo studio, conferma il sindaco, le ordinanze del «modello Cittadella», quelle che richiedono agli immigrati un reddito dichiarato per ottenere la cittadinanza e il permesso di soggiorno per la celebrazione dei matrimoni. «Mi sento impegnata a esaminare tutto quello che altre città hanno fatto o stanno facendo per la sicurezza».
«Rispettiamo la scelta della Moratti - risponde il capogruppo di Fi Giulio Gallera. Ma noi non ci saremo». Anche se già trapela la lista dei disobbedienti. In testa l’assessore Tiziana Maiolo che ha già annunciato che sfilerà al fianco del sindaco («ci andrò perché Prodi, dopo averci reso terra di conquista dell’immigrazione selvaggia, vada a casa»), il consigliere regionale Stefano Maullu e quello comunale Fabio Altitonante. «Bisogna dare un segnale - assicurano annunciando almeno una decina di adesioni - soprattutto di fronte a una microcriminalità sempre più agguerrita. Bisogna coniugare legalità e rispetto delle regole, garantendo ospitalità a chi vuol venire nel nostro Paese e di cui abbiamo bisogno. Ma vanno create le condizioni perché ognuno di questi possa sostenersi in maniera assolutamente autonoma e legale».