Scendono in pista le Superbike e Monza diventa mondiale

Le gare sono così belle e avvincenti che Valentino Rossi ammette di non perdersi nemmeno un appuntamento della SBK, mondiale per moto derivate dalla serie che domenica fa tappa a Monza per il GP d’Italia. Considerata un po’ come la «serie B» delle moto, la SBK, in realtà, piace agli specialisti appassionati delle due ruote come, se non di più del Motomondiale, perché i piloti guidano mezzi simili, perlomeno nell’apparenza, ai modelli che si possono acquistare dai concessionari. Si corre con bolidi a due cilindri (cilindrata massima 1.198 cc, come le Ducati) o a quattro cilindri (999 cc, come le quattro giapponesi, le debuttanti Aprilia e Bmw) con gare divise in due manche da circa 35 minuti ciascuna, con punteggio che va dai 25 punti del vincitore fino al punto del 15esimo classificato. Uno dei primi campionati mondiali motoristici a introdurre il monogomma (Pirelli), la SBK è spesso molto spettacolare, con un maggior numero di sorpassi rispetto al Motomondiale e gare generalmente combattute fino alla bandiera a scacchi. Bella e interessante anche la formula di assegnazione della pole position, simile a quella della F1, con l’ora di qualifiche divisa in tre parti ed eliminazione dei piloti più lenti in ogni singola sessione.
Nonostante le tante qualità positive, però, la SBK non riesce a sfondare e rimane nota solo ai super appassionati, soprattutto perché manca il pilota di grido, il personaggio alla Rossi capace di catturare l’attenzione anche di chi non è esattamente interessato alle moto. L’età media dei protagonisti è piuttosto alta, perché al campionato per moto derivate dalla serie si arriva spesso in età matura o dopo aver fallito nel motomondiale. Come ha fatto Max Biaggi, quattro titoli in 250, sicuramente il personaggio di maggior richiamo del campionato: licenziato dalla Honda a fine 2005 dopo un deludente campionato in MotoGP, Max è stato fermo un anno, approdando poi nel 2007 alla Suzuki, vincendo subito al debutto. Nonostante questo, però, non è poi riuscito a conquistare il titolo ed è stato costretto a rimandare un’impresa che, al momento, non è riuscita a nessun pilota italiano. Nel 2008, Biaggi ha corso con una Ducati privata, con scarsi risultati, ma quest’anno è approdato all’ufficialissima Aprilia, di ritorno al mondiale SBK dopo la positiva esperienza del 2000 (terza con l’australiano Troy Corser). L’inizio del campionato è stato sorprendente, con Max protagonista nelle prime due gare, con due terzi posti all’attivo, ma poi in difficoltà nei successivi due appuntamenti, per i guai di gioventù della RSV4 e per qualche errore di troppo.
Come da tradizione per questo campionato, a dominare è la Ducati, capace di vincere 13 mondiali piloti e 16 costruttori, in una supremazia che quest’anno, dopo il ritiro dell’idolo Troy Bayliss, è portata avanti da Noriyuki Haga, 34enne pilota giapponese che da anni vive a Milano. Dopo molte stagioni in Yamaha, Noriyuki ha deciso di accettare l’offerta della Ducati per provare a conquistare quel titolo che gli è sempre sfuggito; i fatti gli stanno dando ragione, perché il funambolico giapponese guida la classifica con 60 punti di vantaggio, grazie a quattro vittorie e quattro secondi posti in otto manche. L’unico che sembra in grado di impensierirlo è Ben Spies, il 24enne americano che ha sostituito Haga alla Yamaha. Nonostante sia al debutto in questo campionato, Spies ha già vinto quattro manche ed è secondo in campionato: il ritardo in classifica è dovuto a qualche caduta di troppo. Ben, però, è un ottimo pilota, destinato entro un paio d’anni al massimo ad approdare alla MotoGP. A Monza, nel tempio della velocità, le SBK superano i 310 km/h in rettilineo e all’ingresso delle varianti si vedono spesso sorpassi incredibili.