Scene di isteria a sinistra: Prodi è ostaggio della Fiom

È da quando è giunto al pettine il nodo della controriforma pensionistica che i massimi esponenti della maggioranza si esibiscono nelle docce scozzesi delle dichiarazioni contraddittorie sulla sorte della trattativa e del governo. Un giorno Tommaso Padoa-Schioppa dice che lo scalone è intoccabile ed il giorno appresso parla della possibilità degli scalini. Un giorno Lamberto Dini assicura che sosterrà lealmente il governo ed il giorno dopo minaccia la crisi per non far saltare la riforma pensionistica da lui stesso avviata nel ’94. Un giorno Guglielmo Epifani minaccia la rivoluzione contro lo scalone ed il giorno successivo appare più morbido sulla possibilità di un compromesso.
La causa di questa altalena continua ha un nome ed un cognome. Si chiama Giorgio Cremaschi e di professione fa il segretario della Fiom, cioè del sindacato dei metalmeccanici aderente alla Cgil.
Non è che Cremaschi sia il solo ed unico responsabile delle fughe in avanti e delle marce indietro di Padoa-Schioppa, di Epifani e di Dini. Ognuno ci mette del suo in questa sorta di psicodramma collettivo. Cremaschi, però, è diventato il simbolo ed il rappresentante di quella parte del sindacato, di Rifondazione e del popolo della sinistra che ha la ferma intenzione di fare dell’abolizione dello scalone la madre di tutte le battaglie identitarie di tutti i massimalisti. Ed essendo collocato alla sinistra della sinistra come si muove provoca una serie di contraccolpi su Cgil, Rifondazione comunista, Ds e tutta la coalizione governativa. Un giorno, allora, Padoa-Schioppa s’illude che basta dare il contentino dell’aumento delle pensioni minime per passare dallo scalone agli scalini. Il giorno dopo scopre che l’area rappresentata da Cremaschi non è disposta a scambiare l’abolizione dello scalone neppure con il raddoppio delle pensioni minime.
La Cgil ed i partiti della sinistra antagonista non possono permettersi di essere incalzati alla propria sinistra da personaggi ed organizzazioni che in questo momento interpretano al meglio gli umori profondi dei propri militanti. Al tempo stesso Lamberto Dini non può perdere la faccia su una riforma che porta la sua impronta personale. E si trova anche lui, suo malgrado, a concepire quella sulle pensioni come la madre di tutte le battaglie. Questo significa che il governo di Romano Prodi è ostaggio di Giorgio Cremaschi?
Sì, con una doppia aggiunta: per il segretario della Fiom insistere in questo gioco significa occupare progressivamente il ruolo fino ad ora coperto da Fausto Bertinotti. E che ai riformisti del centrosinistra diventa sempre più chiaro che è arrivato il tempo di liquidare il principio «nessun nemico a sinistra». Senza un nemico a sinistra la loro funzione politica è finita.