«La sceneggiata politica italiana indebolisce la Nato in Afghanistan»

Le truppe americane e britanniche impegnate in Afghanistan a primavera pagheranno «un prezzo con il sangue» per la rinuncia dell'Italia e altri Paesi europei di inviare rinforzi per combattere i talebani: lo afferma il Wall Street Journal, che ieri per il secondo giorno consecutivo ha pubblicato un editoriale critico sulla linea italiana. La missione in Afghanistan, le proteste per la base americana di Vicenza e l'incriminazione di agenti della Cia per il caso di Abu Omar, vengono citati come esempi dall’editorialista Bret Stephens per sostenere che l'Italia e altri Paesi della Nato hanno fatto solo «promesse a buon mercato» nella campagna contro il terrorismo. Quella in territorio afghano, doveva essere la «guerra buona, quella che, a differenza dell'Irak, tutti erano pronti a combattere. Adesso il meglio che si può dire di Francia, Germania, Italia e compagnia, è che non ostacoleranno attivamente il combattimento, a condizione che non siano loro a combattere». Lunedì scorso in un altro editoriale il Wsj aveva affermato che la decisione di incriminare agenti della Cia e altri funzionari americani in Italia è da considerare «un atto ostile contro gli Usa». Il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, veniva descritto come un «mascalzone» che non ha agito in buona fede.
«L'Italia e gli Stati Uniti sono alleati nella Nato - affermava il Wsj - ma un'alleanza del genere è senza significato se gli “alleati” indagano l'uno sull'altro per aver cooperato contro una minaccia comune. La sceneggiata politica dell'Italia sta mettendo in pericolo la Nato, così come le vite di milioni di persone su entrambe le sponde dell'Atlantico».