La sceneggiata di Rosa: tanto rumore per nulla

Roma «Non drammatizziamo, non è morto nessuno», dice ineffabile Rosa Russo Iervolino. In verità qualcuno è pure morto, nel Grand Guignol del centrosinistra campano. «Un sussulto di dignità», ebbe a dire il sindaco a proposito del suicidio del suo assessore Giorgio Nugnes. Aggiungendo che - purtroppo - altri protagonisti politici delle inchieste napoletane quel sussulto «non lo hanno avuto». E lo avessero avuto, in effetti, la cosa avrebbe aiutato non poco rimpasto di giunta e «rinnovamento», dai quali il Pd è uscito stremato e a pezzi.
Rosa Iervolino è stanca di stare sotto i riflettori: ora che - litigando un po’ con tutti e tenendo indomita testa all’intero partito, Veltroni in prima fila, che avrebbe tanto voluto levarsela di torno ma senza dirlo - è riuscita a restare in sella e a varare la sua giunta «rinfrescata», si augura che «l’attenzione si riduca» attorno alla sceneggiata politica partenopea. Tanto che ieri i giornalisti hanno scoperto di non aver più libero accesso a Palazzo San Giacomo. Nessuna nuova regola, hanno spiegato in Comune: solo l’applicazione (mai avvenuta prima, in terra napoletana) di quelle vecchie.
«Ci vorrebbe - sospira - il matrimonio di un Principe... » per distogliere da Napoli la fastidiosa insistenza dei media. Purtroppo però l’Italia è una repubblica e nozze reali non sono alle viste. Dunque «speriamo, non so, che Sophia Loren venga a Napoli, o che succeda qualche altra cosa. Spero buona», tanto per cambiare.
La Iervolino resta serafica, e assicura che tutto va bene anche con il Pd di Napoli: «I rapporti sono ottimi» (anche se Luigi Nicolais, segretario veltroniano del partito locale, si è dimesso contro di lei). Quanto al commissario inviato da Roma, Enrico Morando, «lo ho sentito a lungo per telefono e verrà a Napoli nei prossimi giorni. Mi ha chiesto di mettere la registrazione in un cassetto e io l’ho fatto». Lei, pare, aveva già fatto avviare la sbobinatura per rendere pubblico il testo del suo colloquio con Nicolais e Iannuzzi (segretario campano), ma da Roma è arrivato lo stop. Qualcuno però ha fatto trapelare stralci della conversazione, pubblicati da Repubblica, da cui emerge una cocciuta Rosetta che difende le sue scelte sugli assessori senza cedere di un millimetro alle insistenze dei due per cambiare dei nomi. Nicolais accusa: «Tu parli degli assessori come fossero figli ma questo è il governo della città, il problema è politico: bisogna dare un segnale più forte». E giù pressioni: metti questo, leva quello. Lei da quell’orecchio non ci sente: Mario Raffa? «Non se ne parla proprio, sta lavorando e non lo sostituisco dopo sette mesi. E poi ha perso un figlio da poco». Valeria Valente? «Brillante e competente». Alfredo Ponticelli? «Rappresenta i repubblicani, che hanno voti e competenze». I due insistono: «Sostituisci Oddati, è un uomo di Bassolino». Lei dura come un iceberg: «Mai. Ha portato a Napoli il forum Unesco delle culture del 2013. Oddati è bravo e resta», Anzi: «Avrà più deleghe». Nicolais geme: «Quest’incontro è inutile, perdiamo tempo». Iannuzzi supplica: «Rosetta, dobbiamo restare uniti. Noi stiamo con te, ma tu devi sacrificare qualche tuo assessore: questa era l’intesa quando abbiamo concordato la conferma del vicesindaco Santangelo». Lei, implacabile: «Senza Santangelo al suo fianco Rosetta non lavora». Alza le spalle: «Per me questo è un ampio rinnovamento. Ci sono i quattro assessori nuovi di maggio e i sei di adesso: a Napoli non c’è mai stato un così gran rimpasto». Iannuzzi si arrende: «Visto che hai deciso, buona fortuna. C’è un’uscita laterale per evitare i giornalisti?», e scappa.