Una scenografia senza attori la Roma di Rabito

Il secondo appuntamento della rassegna in corso presso la galleria Il Sole, «Il senso quotidiano dello sguardo» è con l’ordinata e minuziosa visione del mondo dei paesaggi urbani di Giampaolo Rabito. Non un iperrealista. Questa è una certezza. Eppure a quella concezione pittorica si pensa subito davanti alle sue strade, alle piazze, agli edifici facilmente riconoscibili della città, svuotati di presenza umana. In altra epoca e luogo, Edward Hopper aveva parlato il linguaggio desertificato della depressione americana ben prima che la realtà degli oggetti venisse travolta dalla reificazione pop, ben prima che acquistassero una patinatura da rivista di moda. La sensibilità metropolitana emersa da qualche tempo tra i giovani artisti romani è libera dalle pastoie dello pseudo-pop, lontana pure dall’iperrealismo puro, è più sottile, personale, intrisa di umori malinconici anche quando legata alla modificazione tecnologica dell’immagine, più vicina al realismo di Hopper che a Kleeman. Giampaolo Rabito dipinge su tavola; si può stratificare solo procedendo verso lo spettatore e rifiuta di servirsi dello spazio illusorio che dal piano limite retrocede. Una scelta che, sviluppata in senso figurativo, richiama il ricorso iperrealista alla fotografia, la cura per il nitore della superficie. Solo che qui la tangenziale come il gazometro e il cappotto di pelle sospeso in aria sono restituiti con perizia artigianale alla storia, al vissuto di chi non compare ma li percorre, abita, indossa: attraverso lievissime increspature avviene il lento riscatto delle cose quotidiane alla vita; l’assenza non è desolazione. Nella luce fredda di una Roma inusuale, Rabito inquadra la scenografia prima dell’arrivo degli attori.
Fino al 30 aprile, via Nomentana 169. Orari: mart.-sab. 15.30-19.30. Info: 06.4404940.